Leggi il settimanale

Lettera aperta del cinema a Mattarella (che scherza con Bisio)

Il presidente ha incontrato i candidati ai "David di Donatello". Stasera la cerimonia di premiazione

Lettera aperta del cinema a Mattarella (che scherza con Bisio)
00:00 00:00

L'appuntamento per le proteste, lanciato dal movimento dall'hashtag che è tutto un programma, #siamoaititolidicoda, sarà stasera davanti ai cancelli di Cinecittà dove si svolgerà la serata di premiazione dei Premi David di Donatello numero 71 in cui due film si sfidano, l'outsider Le città di pianura di Francesco Sossai con sedici candidature e La Grazia di Paolo Sorrentino con quattordici.

Mentre ieri mattina, al Quirinale, al tradizionale incontro di presentazione dei candidati al Presidente della Repubblica condotto con leggerezza in diretta tv da Claudio Bisio che ha ricordato a Mattarella di aver girato alcune scene di Benvenuto Presidente! proprio lì, chiedendo se avesse lasciato tutto a posto (e il Presidente ha annuito), tutto è filato liscio. Anche perché la quasi totalità delle associazioni, "in rappresentanza di 120.000 lavoratori e lavoratrici", ha firmato una lettera aperta a Sergio Mattarella che l'ha citata nel suo discorso, consapevole "che la comunità del cinema manifesta una diffusa preoccupazione per il futuro", poco dopo che Piera Detassis, presidente e direttrice artistica dei David, ne aveva letto un passaggio, questo: "I governi si alternano, il cinema resta. Ha un respiro più lungo, una memoria più profonda. Per questo chiediamo ancora una volta, e con una voce sola, che il confronto con le istituzioni sia reale, aperto e costruttivo e che eviti che ogni segnale di allarme si trasformi in uno scontro ideologico, e si concentri sul trovare insieme al più presto regole condivise per garantire la stabilità e l'equilibrio dei sostegni pubblici al settore, e soprattutto la dignità di tutti i lavoratori e le lavoratrici che ne fanno parte. Perché non c'è Italia senza Cinema".

Anche il Ministro della Cultura Giuli, che ha ricordato il reintegro, non fatto "in solitudine" perché "le associazioni di categoria ci accompagnano in un confronto continuo", di 20 milioni sul Fondo Cinema, tagliato in un primo momento dai 696 milioni del 2025 ai 606 di quest'anno (ora 626), ha voluto rendere manifesta la sua politica culturale: "Il cinema italiano è grande quando è anche scomodo, quando critica debitamente il potere, qualsiasi potere, affinché non si faccia dominio. La nostra volontà è chiara, quanto la nostra azione è perfettibile: tutelare il cinema italiano come lavoro, industria, arte e presidio culturale". Senza dimenticare "gli invisibili del cinema: le maestranze precarie, i disoccupati, le donne e gli uomini privati della prospettiva pensionistica e del riconoscimento dello status di malati o di genitori".

Tutto questo mentre il portavoce di #siamoaititolidicoda, Dario Indelicato che aveva lanciato, inascoltato, il boicottaggio dei David, partecipava a un

incontro nella sala stampa della Camera dei Deputati, voluto da deputati dei 5 Stelle insieme a rappresentanti del sindacato Usb, dal titolo inequivocabile: "La crisi del settore cinema e la conseguenza per i lavoratori".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica