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Gli Atti degli Apostoli: un perfetto mix di letteratura, diritto e misticismo

Gli Atti degli Apostoli: un perfetto mix di letteratura, diritto e misticismo

Cosa sono gli Atti degli Apostoli? Sono un testo contenuto nel Nuovo Testamento, scritto in greco antico. La loro redazione definitiva risale probabilmente al periodo compreso tra l'Ottanta e il Novanta dopo Cristo (anche se il tema è dibattuto) e - oltre ad essere un pezzo delle scritture sacre per i cristiani - sono lo strepitoso racconto di un'epoca e di un mondo. Per rendersene conto niente di meglio della nuova edizione degli Atti, appena arrivata in libreria per i tipi di Marsilio, a cura di Adriana Destro e Mauro Pesce. Il volume offre una lettura inedita di questi testi fondanti del cristianesimo, che per stile e coesione fanno pensare ad una redazione portata avanti da una sola mano.

L'analisi dei due studiosi - Destro è un'antropologa di fama, Pesce uno storico e un biblista di vaglia - si concentra su un'interpretazione antropologica e sociologica, oltre che storica. Gli autori individuano negli Atti pratiche e concezioni che hanno influenzato due millenni di storia: il rapporto cioè tra religione e potere, l'esigenza di una protezione giuridica del movimento nato dalla predicazione di Gesù, ma anche il germogliare di grandi utopie come l'uguaglianza sociale, la comunità dei beni, innestate nella potente suggestione dell'arrivo del Regno di Dio che porterà giustizia e salvezza dalla povertà e dalla malattia. Il commento è attento a fenomeni religiosi fondamentali come preghiera, digiuno, miracoli, esorcismi, visioni e rivelazioni soprannaturali. La ricostruzione dell'ambiente culturale antico permette di comprendere la subordinazione della donna, così evidente negli Atti, e di svelare la condizione degli schiavi, ma anche la dialettica tra i seguaci di Gesù e gli ebrei.

Alla luce di questa certosina lettura (di cui il lettore può seguire ogni passaggio grazie alle molte note e al testo greco a fronte), gli Atti risultano il libro del Nuovo Testamento che mostra maggiormente come il cristianesimo penetri nella complessa struttura della società imperiale. E ne risulti trasformato. Tanto che il tema dell'avvento del regno di Gesù così importante per l'ambiente ebraico viene enormemente sfumato.

Partiamo dall'autore di questa avventura nel nome di Cristo. Secondo Destro e Pesce l'autore degli Atti sembra essere un giudeo, quindi non un gentile diventato seguace di Gesù, né un gentile che prima di diventare seguace di Gesù si era avvicinato o convertito al giudaismo. Un giudeo, però di lingua greca, un ebreo della diaspora. E per di più un ebreo con un atteggiamento decisamente filo romano. Non deve stupire. Un giudeo di classe alta della diaspora poteva avere ricevuto una educazione greco/romana nel ginnasio, essere ben inserito nelle attività principali di una città commerciale e sentirsi pienamente parte dell'Impero. Non di rado, i giudei erano anche cittadini romani. Cultura e senso civico erano quelli di un romano. Questo non li rendeva necessariamente meno giudei. Molti di questi giudei avevano una preparazione eccellente sulla Bibbia greca e la sua interpretazione, e alcuni potevano leggere il testo biblico anche in ebraico.

Insomma all'incrocio di due mondi, tutte caratteristiche che il misterioso autore manifesta in pieno.

Infatti è proprio a quel mondo che sembra essere rivolto il suo testo, un mondo imperiale ed ebraico. Se la predicazione di Gesù era stata una predicazione a corto raggio, tutta interna all'ebraismo, tutta modellata sulla cultura ebraica, quella degli Atti degli Apostoli è invece una predicazione ad ampio raggio. I gentili sono chiaramente soggetti attivi e passivi di questa predicazione. Non senza tensioni interne, anche se l'autore le smorza. I discepoli di più stretta osservanza giudaica danno largo spazio al tempio, quelli più propriamente ellenisti alla fede interiore.

Esistono poi ampi spazi di cristianesimo delle origini che negli Atti non entrano. Essi ignorano, giusto per fare un esempio, i discepoli di lingua aramaica, quelli della Siria orientale, i discepoli situati fuori dall'Impero romano (ad esempio in Mesopotamia). Ma proprio questi omissis ci aiutano a capire quanto il cristianesimo delle origini fosse complesso e poco unitario.

Gli Atti narrano poi la nascita di un nuovo tipo di individuo più che di un nuovo tipo di culto. Per usare le parole degli autori: «La figura umana che emerge fin dall'inizio del racconto non è quella di un'individualità che persegue singolarmente un proprio progetto. Gli Atti ci mostrano, invece, un tipo di persona che porta necessariamente a una consociazione con altri, alla formazione di un'entità collettiva, che non segue tuttavia la logica della composizione familiare o di ceto o di partito. Gli Atti attribuiscono ai seguaci di Gesù e alle loro aggregazioni una serie di comportamenti e pratiche che dal punto di vista antropologico e storico-religioso si possono definire forme di contatto con il soprannaturale».

Una comunità nuova che si incarna in una lingua usata dall'autore con grandissima precisione, distillata con tecnica sapienziale. Soprattutto nell'ambito del diritto. Le pagine degli Atti sono state studiatissime anche dagli esperti di diritto romano.

Ecco, la parte di analisi linguistica è uno dei tratti più interessanti di questo lavoro. Mostra l'esattezza chirurgica con cui vengono usate le parole per marcare la differenza tra ciò che fanno i cristiani e quello che fanno i pagani o coloro che praticano la magia. L'esorcismo, può parere strano, è ciò che fanno i pagani per scacciare i demoni. Gli apostoli invece, ogni volta che agiscono, quello che viene da loro compiuto va inteso come prodigi (terata) e segni (semeia) niente di simile alla magia terrena. Sono atti che derivano da un legame tra cielo e terra. E questo versante mistico è uno dei lati più interessanti del testo. In questa lettura l'Impero diventa un oggetto salvifico in cui i seguaci di Gesù possano trovare un nuovo spazio. Portando una rivoluzione etica e religiosa che però non sconvolga la situazione politica esistente.

Un punto di svolta fondamentale perché il cristianesimo evolvesse fuori dal mondo

giudaico. E questi sono solo alcuni aspetti messi in luce su questo testo che, per altro, resta una magnifica lettura, in cui il testo a fronte mette il lettore davanti ad un testo il cui greco è di un'eleganza folgorante.

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