Dagli egizi a Crowley, trenta secoli di occulto

François Ribadeau Dumas in un saggio sulfureo condensa il lungo percorso dell'esoterismo. La tomba di Tutankhamon e le morti tra gli archeologi hanno fatto fantasticare. Dalla Cabala a Ovidio e le sue "Metamorfosi": le tradizioni gnostiche sono dappertutto

Misteri e culti

Nell`autunno del 1922, Howard Carter scavava, nell`indifferenza generale, all`ingresso della tomba di Ramses VI. Ad un tratto, un ragazzo che portava dei vasi d`acqua era inciampato in un ostacolo: il bordo di quei gradini sepolti nella roccia - «trovati quattro gradini di una tomba», come annota Carter sul suo diario con una scrittura frenetica e irrequieta - stava per farlo entrare nella Storia. Era la tomba di Tutankhamon. Pochi mesi più tardi, Lord Carnarvon, l`aristocratico finanziatore della spedizione, si sarebbe ammalato di febbre, per poi morire in una stanza di un hotel del Cairo. Tra il 1923 e il 1935, si contano oltre venti morti misteriose di persone più o meno legate alla scoperta della tomba: era la Maledizione di Tutankhamon. Anche Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, aveva pochi dubbi: «Uno spirito maligno potrebbe avere provocato la fatale malattia di lord Carnarvon. Non sappiamo quali spiriti elementali esistessero a quell`epoca, né che forma avessero; gli antichi egizi erano molto più esperti di noi in tal materia». E ha pochi dubbi anche l`autore di Storia dell`occultismo magico, François Ribadeau Dumas, che nel suo imponente libro - Edizioni Mediterranee, euro 38,50 - tratteggia un panorama del pensiero magico che parte dai Greci e dalla Bibbia, passa attraverso Faust, Paracelso, le messe nere di Caterina de` Medici, Goethe, i morbosi piaceri di Joris-Karl Huysmans e arriva fino alle invocazioni greco-ermetiche di Aleister Crowley, al suo "Passaggio dell`Abisso" e all`Ordo Templii Orientis, di cui divenne capo dopo un`apparizione di Thoth in forma di luce astrale.

Il libro contiene storie incredibili: come quella del folletto Hudekin, che imperversava nella diocesi di Hildesheim, in Sassonia. Vestito da contadino, oppure invisibile, si nascondeva tra le cucine del vescovo, aiutava la cuoca, ma si rendeva responsabile anche di azioni atroci: tormentato da un garzone, sembra che lo avesse soffocato nel sonno, fatto a pezzi e poi bruciato. O la storia che Johannes von Heidenberg, più noto con il suo nome umanistico di Giovanni Tritemio - che era abate benedettino, ma anche difensore della magia naturale e sosteneva che anche il più santo dei santi praticasse la magia - amava raccontare: quella del fascinoso menestrello di Brunswick, che, nel 1284, avrebbe incantato centotrenta fanciulli suonando il flauto in una maniera meravigliosa. Trascinati dall`ipnotico suono dello strumento, i giovani si sarebbero allontanati dalla città, per arrivare nel luogo dove venivano seppellite le ossa dei morti, Sous-Koppen: nessuno di loro avrebbe mai più fatto ritorno.
La magia e le sue inquietanti frenesie, del resto, accompagnano la storia e la letteratura dell`uomo dai suoi primordi: nell`Odissea, la maga Circe trasforma i compagni di UIisse in bestie, e lo stesso Odisseo compie, nell`Ade, riti da negromante; Medea strega un gigante di bronzo; Seneca e Lucano, attraverso le streghe della Tessaglia, costruiscono una sorta di teologia della tenebra; le maghe di Orazio uccidono un bambino per preparare una pozione amorosa; il protagonista delle Metamorfosi di Apuleio, Lucio, viene trasformato in asino.

Anche la tradizione ebraica è molto magica: secondo un`antica leggenda rabbinica, l`origine dell`umanità erano stati l`amore tra Eva e l`angelo Samuele e quello tra Adamo e Lilith, un demone derivato da credenze babilonesi, che seduceva gli uomini e insidiava le donne incinte. Sia l`Antico che il Nuovo Testamento, naturalmente, condannano violentemente la magia: Ezechiele abbatte gli idoli magici, il Levitico, Samuele e il Deuteronomio si scagliano contro i maghi e gli indovini («Tutte queste cose il Signore le ha in abominio»), Isaia mortifica Babilonia e «tutti i suoi sortilegi, tutti i suoi incantesimi», l`Apocalisse minaccia lo stagno ardente di fuoco e zolfo per gli stregoni, «vili, increduli, abominevoli, omicidi, fornicatori, idolatri, bugiardi».

Come scrive Ribadeau Dumas, però, il popolo di Israele ripete, nel corso della sua storia, pratiche magiche molto simili a quelle di Cananei, Egizi, Caldei. E la magia, non a caso, si ritrova nella dottrina esoterica ebraica, la Cabbala - che sarebbe stata rivelata a Mosè sul Sinai contemporaneamente alla Legge scritta nei Dieci Comandamenti - e nel sontuoso Libro dello Spendore, lo Zohar, nel cui mistero molti, nel corso della storia, si sono immersi; tra loro, anche Johannes Faust, Teofrasto Bombastus - più noto come Paracelso - e Heinrich Cornelius Agrippa, che all`inizio del sedicesimo secolo erano arrivati nella città delle cento torri e del golem, Praga, per lavorare sui manoscritti persiani e testi arabi, greci e caldei guidati da uno scintillante motto: «Nulla di nascosto che non debba essere scoperto».

Quelle scienze occulte che affascinavano Faust, Paracelso e Agrippa erano quelle che Tritemio divideva in tre sezioni: la magia naturale, citata da Tommaso d`Aquino, conosciuta e praticata tanto nella Bibbia quanto dagli asceti e conforme alle leggi di Dio; la magia cabalistica, con le sue rivelazioni, i suoi segreti, le sue lettere magiche, le sue forze misteriose, i suoi testi tramandati in margine ai libri sacri e che si rifacevano solo alla Tradizione; la magia satanica, che era completamente proibita, e attraeva inesorabilmente Paracelso, Agrippa e, soprattutto, Faust (che non a caso sarebbe passato alla storia per il patto con il Diavolo).

E proprio il diavolo incarnato, l`Anticristo, compare nelle visioni di molte donne che Ribadeau Dumas collega, nel suo libro, con la magia: da Matilde di Magdeburgo, che aveva avuto terrificanti immagini dell`inferno e annunciava «l`odio eterno» fino a santa Brigida di Svezia, che si scagliava con violenza contro la degenerazione del clero e prediceva l`avvento di un Anticristo purificatore.

Quello di cui Dostoevskij, nei Demoni, creerà la più conturbante, fascinosa e apocalittica incarnazione: Stavrogin, «il traditore di Cristo infedele anche a Satana».

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