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I segreti di Oscar Wilde, la prima rockstar della cultura di massa

Lettere inedite, fotografie, il conto del funerale e altre rarità raccontano la difficile vita dello scrittore

I segreti di Oscar Wilde, la prima rockstar della cultura di massa

Si può essere stati rockstar prima dell'era del Rock'n'Roll?

Sul piano strettamente tecnico, sarebbe facile dire categoricamente di no. Eppure, la passione sfrenata per icone del teatro, della musica e pure della letteratura non è una prerogativa del mondo del pop e accompagna da sempre il cammino dei grandi personaggi. Se la figura di riferimento è un grande scrittore, per giunta iconoclasta, come l'irlandese Oscar Wilde, vissuto tra il 1854 e il 1900 tra aneliti di libertà e sfacciataggine sociale, si capisce perché.

Basterebbe dare un'occhiata alla collezione privata di memorabilia di Wilde di grande valore storico e letterario, dai suoi esordi ai tristi anni del carcere e dell'esilio, raccolta in sessant'anni da Jeremy Mason, collezionista e bibliofilo. E lo si potrà fare a partire dal 18 febbraio, quando gli oltre 500 pezzi della collezione verranno messi all'asta nella sede di Bonhams, a Londra, nell'elegante quartiere di Knightsbridge.

Come racconta il sito della celebre casa d'aste londinese, che intitola la grande vendita Oscar Wilde. Un uomo per i nostri tempi, la figura dell'autore de Il ritratto di Dorian Gray è un cardine della cultura di lingua inglese.

Irlandese, figlio di due personaggi in vista dell'alta società dublinese, Wilde si è sempre distinto per coraggio e unicità, al tempo sbeffeggiati in quanto copertura di un'inammissibile omosessualità che, negli anni, si sarebbe fatta sempre più pubblica, fino a essere punita con un processo che porterà Oscar in carcere.

Dunque, non sorprende che il fiore all'occhiello della collezione di Jeremy Mason sia una foto di Wilde scattatagli nel 1882 anno quasi interamente trascorso da Wilde nel Nuovo Mondo dal fotografo newyorkese Napoleon Sarony, che lo immortala nella sua solita, amatissima mise: cappotto di velluto, calzoni al ginocchio, calze di seta e scarpe di vernice. L'immagine è il primo cardine di una rockstar e Wilde ne fu consapevole ben prima del tempo.

Anche una prima edizione del dramma teatrale Salomè, con dedica autografa in francese a un amico e collaboratore, il poeta americano Stuart Merrill, ha il suo fascino. E, naturalmente, non possono mancare lettere autografe che ne certificano la geniale eccentricità, tratto per il quale Wilde finì per farsi un nome ancor più che per il suo indubbio talento letterario.

Come scrisse Matthew Haley, direttore della sezione libri e manoscritti di Bonhams in occasione di una grande mostra della collezione di Mason tenutasi nel 2021, «Oscar Wilde fu una figura di arguzia straordinaria, uno scandalo del XVIII secolo, visto da alcuni come un martire per i diritti dei gay».

Segnata dalla vergogna del carcere e dal dramma dell'esilio, la vita di Wilde viene celebrata oggi in patria con la dovuta gloria. A Dublino si possono visitare alcuni dei luoghi da lui più spesso frequentati. Ma la sua morte avvenne a Parigi, un luogo meno incline alla ferocia rispetto alla bacchettona società vittoriana che dominava il clima londinese di fine Ottocento. Ecco che intriga e commuove ritrovare tra le memorabilia della collezione di Mason la fattura per i fiori del funerale dell'autore, nel 1900, fattura intestata all'amico Robert Ross. Ci sono pure copie da lui autografate di opere come il romanzo Il ritratto di Dorian Gray (1891) e il poema La ballata del carcere di Reading (1898), un'amara riflessione sulla durezza dell'esperienza carceraria.

Come sottolinea Jeremy Mason, una collezione come quella da lui allestita si fa via via più interessante se si arricchisce anche di «oggetti effimeri». Soprattutto per un uomo che, come Wilde, di certo visse a modo suo, cesellando la propria personalità a suo assoluto piacimento, fino a diventare una celebrità secondo canoni ancora da stabilire. In questo contesto si colloca, per esempio, una lettera di Wilde a Violet Fane, pseudonimo di Mary Montgomerie, poetessa e ambasciatrice inglese coeva dell'autore irlandese, sul tema del vegetarianismo. Inedite sono anche due lettere destinate a una bambina, Beatrice Faudel-Phillips, ricche di ironia e spirito, nelle quali Wilde si definisce un «fiore da parete» che non balla più e ammonisce scherzosamente contro il mancato rispetto degli impegni, che comporta una dura punizione: «Mai più gelati».

Sappiamo quanto sia costato a Oscar Wilde assumere pose apertamente omosessuali e quanto fossero consapevoli i suoi atteggiamenti sfrontati. Non a caso, sono stati oggetto di romanzi, saggi e film di grande richiamo. Essere diverso per lui non era semplicemente questione di orientamento sessuale. Era una presa di posizione. Una dichiarazione di intenti.

Eppure, nella collezione di Mason non mancano ringraziamenti aperti come la lettera autografa del febbraio 1895 alla critica Ada Leverson, per la recensione entusiastica della prima della commedia in tre atti L'importanza di chiamarsi Ernesto. Perché, anche se ribelle e testardo, Wilde era più che conscio dell'importanza dell'etichetta.

Sappiamo che la sua reputazione negli anni è stata abbondantemente riscattata e che certe sue prese di posizione che hanno anticipato i tempi oggi sono quasi la

norma. Eppure, chissà cosa penserebbe di un'asta di oggetti che lo riguardano. Varrebbe la pena fare un viaggio a Londra solo per indagare sulla portata della sua figura ingombrante attraverso qualche suo scampolo di vita.

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