Lichtenstein, una mostra senza anima

Inaugurata alla Triennale di Milano l'esposizione dedicata a uno dei maestri della Pop Art. L'ennesima occasione persa

Milano celebra Roy Lichtenstein. Ma lo fa senz'anima, con una mostra all'insegna del vecchio, attraverso schemi datati. Il discorso, ovviamente, non riguarda solo la mostra di Lichtenstein che apre oggi alla Triennale di Milano. La domanda può e deve essere di più ampio respiro: che senso ha nel 2010 allestire mostre esattamente (o quasi) con le stesse modalità usate cento anni fa? Milano e la Triennale dovrebbero pensare - inventarsi - qualcosa di nuovo (ad esempio puntare molto di più sui video che svelino i «segreti» umani e artistici del «maestro» di turno). E invece, niente. Si va avanti con mostre (e cataloghi Skira) formalmente potabili, ma che rischiano ormai di avvelenare un pubblico stufo della routine. Critiche su cui, forse, sarebbe d'accordo anche il sopravvalutato Roy Lichtenstein, definito - pensate un po' che sforzo di originalità - dai curatori della mostra e del catalogo «uno dei padri fondatori della Pop Art». La mostra «evento» (ma la parola «evento» appare decisamente esagerata) raccoglie oltre cento opere - quadri e sculture - nelle quali l'artista «reinterpreta la tradizione e la rinnova alla luce della sua ricerca estetica». L'esposione si concluderà il 30 maggio. Comunque sia, vale la pena farci un salto.
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