Ligresti e le lodi a Mediobanca: «Mi aiuta come ai tempi di Cuccia»

La Mediobanca di oggi è come quella di Enrico Cuccia, che aiutò «la grande avventura» di Salvatore Ligresti. Come allora il costruttore siciliano può contare sul sostegno dell’istituto. Soprattutto in un momento in cui le attività immobiliari richiedono impegni importanti, mentre le attività assicurative di FonSai soffrono. E anche la banca, oggi presieduta da Renato Pagliaro dopo il passaggio di Cesare Geronzi alla Generali, conferma la solidità dei rapporti col gruppo Ligresti. «L’immobiliare resta il mio grande amore», confida un Ligresti insolitamente loquace ai cronisti, al termine di un pranzo in Mediobanca preceduto da un incontro, insieme con la figlia Jonella, con l’amministratore delegato Alberto Nagel.
Ma se all’immobiliare il numero uno FonSai dà voto 10, all’assicurazione «in questo periodo dò 11», afferma, quasi a smentire una volta per tutte le ipotesi di vendita della compagnia. E a dieci anni dalla morte di Cuccia (era il 23 giugno 2000), Ligresti si abbandona ai ricordi e ricostruisce il suo primo incontro con il banchiere. «Ero molto vicino a Cuccia che ho conosciuto sull’aereo Roma-Milano. L’aereo si è fermato in mezzo alla pista, coi motori accesi, lui soffriva di otite e si metteva le gocce. Dopo un po’ mi ha rivolto la parola: «Ma questo aereo non parte mai?». E i due hanno iniziato a parlare. «Si vede che gli sono stato simpatico e mi ha chiesto il numero di telefono promettendo che mi avrebbe chiamato. Io pensavo mai più e l’indomani mi chiama lui in persona: ha cinque minuti per me?, mi dice, e io ho risposto: dottore, volo!. E così inizia la grande avventura, la privatizzazione, e gli incontri con Craxi». E nulla oggi sembra cambiato: «Questi giovani sono veramente bravi, Pagliaro, Nagel e tutti i loro collaboratori. Mediobanca è veramente un’istituzione di cui siamo orgogliosi», commenta Ligresti, che saluta l’ad in cortile. «Qui le visite sono sempre proficue», commenta.

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