Cronache

«La Liguria a colori? L’abbiamo fatta nera»

«La Liguria a colori? L’abbiamo fatta nera»

(...) Sono dati poco interpretabili, l’affluenza è troppo bassa per fare previsioni. «Sarà - resta prudente Danovaro - Ma averi preferito vedere dati diversi. Intanto però arrivano i primi voti. Alle 16.05 alla sede Pd c’è quasi esultanza: il primo seggio dà 52 schede a Burlando e 28 a Biasotti. Ma è a Fabbriche di Voltri, e la prudenza torna immediatamente. Dieci minuti e in tv appaiono le primisssime sezioni scrutinate: percentuali bulgare con Burlando al 61.9 per cento e Biasotti al 38.09. Eppure il clima in piazza De Marini è improvvisamente elettrico, ci sono anche pesanti battibecchi, qualche urlaccio verso chi prova a intrufolarsi troppo all’interno delle segrete stanze.
Il centro studi del Pd è in fibrillazione: i seggi campioni lanciano dati allarmanti. A Pontedecimo e in altri seggi «rossi» c’è quasi un meno dieci per cento rispetto al 2005. Mentre le tv continuano a parlare di distacchi abissali per Burlando, alle 17.05 arriva Sergio Cofferati. Un minuto dopo viene svelato il motivo della grande paura, perché la Rai sforna la prima proiezione che dà il governatore uscente al 50.1 per cento e lo sfidante al 49.9. Parità. Eppure c’è il nuovo colpo di scena. Perché i pochi supporter che arrivano per avere in diretta qualche dato in più restano basiti, ma nel «retro» torna a splendere il sole. Il computer aveva torto. O meglio, i dati del 2005 erano stati caricati in modo sbagliato. Il Pd perdeva parecchio rispetto alle precedenti regionali ma non così tanto e l’avanzata dell’Idv era sufficiente a compensare il calo.
Nonostante il clamoroso astensionismo che rendeva al limite dell’umano ogni proiezione, anche stavolta la macchina ci ha preso e infatti alla fine il voto conferma esattamente (o quasi) quello di cinque anni fa), con il centrodestra che dimostra di non subire la svolta a sinistra dell’Udc, ma che non riesce a fare quell’aggancio che sembrava possibile. Tutti i dati si vanno lentamente assestando e l’unico timore scaramantico del centrosinistra resta legato al ritardo con cui arrivano i dati di Imperia. Che però poi regalano forse la soddisfazione maggiore: nel feudo del ministro Scajola il Pdl si conferma primo partito, la coalizione vince, ma esattamente con le stesse distanze del 2005, anzi forse con qualche zerovirgola in meno. Le grandi masse di voti delle politiche non ci sono. Lorenzo Basso, alla sua prima prova da segretario regionale, abbandona qualche prudenza: «Non si può non tenere presente il malessere diffuso registrato con l’astensionismo - Il dato comunque mi sembra quello del Pd che tiene, della Lega che non sfonda, del Pdl che invece perde». Il confronto con le precedenti regionali in realtà non dice esattamente questo ma anzi segnala forti avanzate di Lega e Idv, un tracollo Pd e una sostanziale tenuta del Pdl. Ma ovviamente i confrontiche valgono sono sempre quelli più convenienti e così si prendono a riferimento i risultati di Europee e Politiche, quando il centrosinistra era ormai al limite della tutela del Wwf. Più realista Roberta Pinotti, che plaude alla tenuta della Liguria e dell’Umbria, guarda con preoccupazione il successo non smagliante di Vasco Errani in Emilia e plaude all’affermazione di Enrico Rossi, neo governatore della Toscana, «premiato dalle sue scelte coraggiose anche in un campo difficile come la Sanità». Sul rafforzamento nelle due coalizioni di Lega e Idv, Pinotti preferisce «guardare nel centrosinistra dove l’ultimo Di Pietro si è dimostrato un leader equilibrato che ha privilegiato l’unità al tornaconto personale immediato».
L’arrivo di Burlando chiude la giornata della soddisfazione. E proprio il governatore scarica tutta la tensione di una vigilia nervosa. Prima scherza con i cameraman, poi ammette la «grande impresa» e la gioia «perché la Liguria è un sismografo: di solito quello che accade qui poi succede anche nel resto d’Italia». Involontariamente conferma che il governo e il centrodestra è in buona salute: «L’aria era difficile, per questo la vittoria è ancora più importante, perché conferma che il lavoro fatto bene paga». Dedica la vittoria a chi ha fatto la campagna elettorale «dura, intensa e corretta». Per questo Burlando «ringrazia Biasotti per i complimenti», li contraccambia perché comunque anche l’avversario ha avuto un buon successo, anche se, si concede ancora una battuta «la Liguria a colori l’abbiamo fatta nera». La prima cosa da fare? «Tagliarmi i capelli che sono un po’ lunghi - sorride - E poi riposarmi». La prima telefonata l’ha fatta «ai compagni del Lagaccio» che hanno tenuto al 60 per cento, poi riceve quella di Biasotti che sportivamente si congratula direttamente con lui dopo averlo fatto in tv. Prova a fare complimenti a tutti gli alleati, persino all’Udc che pure va molto male. E sul voto al candidato presidente che a sorpresa favorisce Biasotti a Genova e più Burlando a Imperia, glissa: «È normale che il candidato compensi un po’ dove la coalizione è meno forte». E sul rafforzamento del centrosinistra a Imperia preferisce prendersi i meriti per «il lavoro fatto». Poi la festa spontanea, liberatoria. A De Ferrari con don Andrea Gallo.

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