Linea dura del questore Al corteo per Ramelli no celtiche e "presente"

Dopo aver vietato il presidio della sinistra impone le regole per evitare che la commemorazione diventi una parata "nazi"

Linea dura del questore Al corteo per Ramelli no celtiche e "presente"

Prima il divieto a «qualsiasi manifestazione che possa, per le sue modalità, costituire pregiudizio per l'ordine e la sicurezza pubblica» imposto dal questore Luigi Savina alla richiesta dell'associazione Memoria antifascista e ieri la concessione del corteo al Comitato che organizza la giornata per ricordare le morti di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, ma con tre diffide rigidissime: niente croci celtiche, niente tamburi a cadenzare la marcia e niente «presente» con le braccia tese per ricordare il diciannovenne del Fronte della gioventù sprangato a morte da Avanguardia operaia sotto gli occhi della madre Anita, un mite avvocato con la sola colpa di essere consigliere provinciale del Msi trucidato nel 1976 da un commando dei Comitati comunisti rivoluzionari mentre andava proprio alla commemorazione di Ramelli e una medaglia d'oro al valor militare e cieco di guerra fucilato dai partigiani a conflitto finito e trascinato cadavere su un carretto dell'immondizia. Tre morti accomunate dall'oblio in cui sono state costrette per lunghissimi anni e dalla data del 29 aprile diventata un appuntamento che di anno in anno attira sempre più persone a commemorare questo sangue di vinti.
Anche quest'anno sarà così, ma il tentativo della Rete antifascista che proprio per il 29 aprile ha proclamato una data «Nazisti no grazie, giornata di lotta contro il fascismo, il razzismo e la xenofobia» e la difficoltà ad accettare il diktat del questore già manifestato dalle diverse sigle che hanno aderito al corteo tra cui Fratelli d'Italia, Forza nuova, Casa Pound e Lealtà e azione, rischiano di fare di martedì una giornata ad altissima tensione. Perché nessun divieto c'è per il percorso che come ogni anno andrà da piazzale Susa al marciapiede di via Paladini sotto la casa di Ramelli dove gli fu sfondato il cranio con i colpi dell'allora famigerata chiave inglese «Hazet 36» brandita dai servizi d'ordine della sinistra e poi da piazzale Piola fino a casa Pedenovi in viale Lombardia.
Durissimo il comunicato del Comitato organizzatore. «Negare la piazza ai “sinistri” è stato un atto dovuto visto che la provocazione insita nella richiesta di quel presidio era talmente evidente da risultare addirittura malignamente stupida. Se anche i soliti fomentatori d'odio della sinistra milanese, sindaco Pisapia in testa, non avranno il presidio, la Questura con le sue diffide ha comunque fatto il “lavoro sporco” per questi figuri, notificando divieti assurdi con l'intento di minare nel profondo un corteo che si svolge da anni dando esempio di ordine e disciplina, cosa sconosciuta ad altri cortei». Solo la premessa per arrivare a negare la possibilità di una resa alle richieste del questore. «Nessuno - si legge - potrà toglierci l'Onore di sfilare in loro memoria, inquadrati ed ordinati, al ritmo dei tamburi, dietro le nostre bandiere, per arrivare a volgere l'unico saluto degno a chi è caduto per l'Idea!».

Commenti