Abruzzo, tra i monti per scorgere il gigante che dorme

Il gigante che dorme, la ninfa Maja e la bella addormentata: fiabe d'Abruzzo per descrivere la bellezza del Gran Sasso e della Majella

Abruzzo, tra i monti per scorgere il gigante che dorme

In Abruzzo i massicci del Gran Sasso e della Majella non sono solo monti maestosi. Rappresentano infatti un patrimonio che viene tutelato, mete turistiche di gran pregio ma anche simboli, che raccontano storie colme di sentimenti e pathos.

Una delle storie in questione racconta d’amore, quello di una madre per suo figlio, per sempre insieme come montagne che guardano nella stessa direzione le nuvole, distanti ma per sempre legate alla stessa terra. È questa la bellezza della leggenda del “gigante che dorme"

La leggenda del gigante che dorme



Se si guarda il profilo del Corno Grande nel Gran Sasso, sembra quasi di scorgere quello di un gigante addormentato per sempre.

L’origine di questa credenza ha un substrato nella mitologia greca. Ermes, il messaggero degli dei, era figlio di Zeus e della ninfa Maja, la più bella delle Pleiadi. Dopo aver parteggiato per gli dei durante la Gigantomachia, Ermes venne ferito nella battaglia di Flegra. Dopo aver interrogato un oracolo sul da farsi, Maja prese Ermes e fuggì dalla Frigia, navigando fino a giungere a Ortona a seguito di un naufragio.

Maja scalò il Gran Sasso con Ermes ferito, e madre figlio si rifugiarono in una caverna. Ma lì la vita abbandonò per sempre il messaggero degli dei, lasciando una madre con il proprio dolore inestinguibile: Maja vagò a lungo tra le montagne dell’Appennino abruzzese. Il figlio fu seppellito appunto nel Corno Grande, mentre, dopo aver pianto tutte le sue lacrime, spirò anche lei e venne seppellita sulla Majella, nel monte Amaro, che si chiamerebbe così per ricordare l’amarezza di una madre addolorata.

Il Gran Sasso e la Majella



Fuori dalla leggenda, il Gran Sasso è il più alto massiccio della catena montuosa appenninica ed è compreso nelle province di Teramo, Pescara e L’Aquila. Le sue cime vanno da un’altezza di oltre 1.300 a poco meno di 3.000 metri sul livello del mare. La Majella invece, compresa tra le province di Pescara, Chieti e L’Aquila presenta cime che vanno da oltre 1100 metri a quasi 2800 metri sul livello del mare.

Ma i freddi numeri non possono illustrare al meglio la suggestione che questo territorio emana. Una suggestione che si è tramutata nel tempo in altre leggende, come quella de la “Bella Addormentata”, che si riferisce ancora una volta al profilo del Gran Sasso.

Secondo una differente vulgata sulle leggende montane d'Abruzzo, si racconta di una fanciulla bionda amata da un coetaneo. I due si incontravano di nascosto, finché lui non perse interesse e smise di andarla a trovare per coprirla di baci. Allora la fanciulla, consapevole che un’incantesimo avrebbe fatto tornare da lei l’amato, cercò un fiorellino d’argento tra i monti e lo conservò nel petto. Mentre lo faceva, la passione si riaccese nell’amato, ma al tempo stesso un genio cattivo la vide e la catturò, tenendola prigioniera nella sua caverna in una montagna.

Il giovane cercò quindi la fanciulla, ma trovò alla fine solo il genio, che lo uccise squarciandone il petto. Alla notizia di quella morte, la fanciulla morì di crepacuore e fu sepolta tra i monti: nel luogo della sua sepoltura, i pastori d'Abruzzo raccontano di una fioritura speciale, quella di tanti fiorellini d’argento.

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