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Dalle mondine al riso biologico: storia delle risaie del Vercellese

Nelle risaie del Vercellese si concentra metà della produzione italiana di riso: ecco le tappe salienti della loro storia, iniziata diversi secoli fa

Dalle mondine al riso biologico: storia delle risaie del Vercellese

Nel territorio compreso tra Vercelli e Novara si coltiva la metà della produzione di riso italiana. È proprio in questa zona pianeggiante del Piemonte, infatti, che hanno sede la maggior parte delle aziende risicole nazionali grazie alla presenza di numerosissimi canali, fondamentali per la coltivazione di questo cereale.

Vercelli, in particolare, viene considerata la “Capitale europea” del riso, in virtù della copiosa produzione ma anche della varietà di tipologie di riso che è in grado di offrire. Questa zona, inoltre, è nota per gli straordinari paesaggi generati proprio dalle tecniche di coltivazione del riso, che trasformano la campagna in ogni stagione.

La storia delle risaie del Vercellese inizia in tempi antichi, secoli prima dell’avvento delle mondine che sono subito diventate il simbolo della lavorazione del riso, protagoniste di numerose battaglie sociali.

Il duro lavoro delle mondine

Risaia

Il compito delle mondine era quello di mondare (pulire) le risaie dalle erbacce durante il periodo di allagamento del campo, tecnica che permetteva di proteggere le piantine dallo sbalzo di temperatura. Un’occupazione stagionale molto faticosa, che ha impegnato centinaia di donne fin dalla fine del XIX Secolo: consisteva nello stare chine sulle piante, con le gambe immerse nell’acqua fino alle ginocchia, dotandosi solo di un cappello a tese larghe per proteggersi dal sole e da lunghe calze di cotone.

Le mondine arrivavano nel Vercellese anche dalle altre regioni del Nord, come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, trascorrendo l’intera stagione sul territorio. Furono proprio le condizioni di lavoro estremamente pesanti a generare un comprensibile malcontento, che portò a numerose ribellioni e agitazioni ai primi anni del Novecento. Solo a partire dagli anni ’60 le mondine sono state progressivamente sostituite con sistemi diserbanti meccanici.

Le risaie Vercellesi oggi: innovazione e sostenibilità

Riso pianta

La risicoltura Vercellese oggi è fortemente orientata alla sostenibilità e improntata sulle tecniche di coltivazione biologica, come dimostra la nascita nel maggio 2021 del “Biodistretto del riso” nel cuore della Baraggia, tra le province di Vercelli e Biella: è un’associazione che promuove la produzione biologica e la biodiversità agraria, creata da un gruppo di agricoltori bio attivi per favorire la coltivazione di antiche varietà di riso e di nuove tipologie sostenibili per l'ambiente.

La risicoltura in questa zona, inoltre, si caratterizza anche per l’adozione di nuove tecnologie innovative che convivono in perfetta armonia con la tradizione agricola locale.

Origine della risicoltura a Vercelli

Nel lontanissimo 1123, un gruppo di monaci cistercensi giunse nel Vercellese dalla Borgogna fondando l’Abbazia di Santa Maria di Lucedio e dando vita alla coltura del riso, resa possibile dalle grandiose opere di bonifica. Intorno all’Abbazia sono successivamente nate le cosiddette “Grange”, antiche case rurali che con il passare dei secoli sono diventate moderne aziende agricole.

La storia delle risaie del Vercellese si intreccia anche con il genio di Leonardo Da Vinci. Nel corso del XV Secolo, infatti, ricevette l’incarico da parte di Ludovico il Moro di trovare una soluzione per l’irrigazione delle risaie, in virtù dei suoi studi ed esperimenti in idraulica agraria. Si dice che allo stesso Leonardo, infatti, si deve la progettazione dei primi canali irrigatori e della celebre “Roggia Mora”, un vero e proprio sistema di canalizzazione idrica artificiale che sfruttava l’acqua del fiume Sesia.

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