Polignano a Mare, dove "volare" tra leggende e letteratura

Polignano a Mare è una città marittima molto suggestiva e ricca di leggende: dal mito dell'eremita a quello dei porcellini d'oro, la località ha dato i natali a Domenico Modugno

Polignano a Mare, dove "volare" tra leggende e letteratura

Ci sono diverse ragioni che hanno reso famosa Polignano a Mare. La spiaggia incastonata tra le rocce, il buon cibo, l’architettura suggestiva del centro storico. Ma forse la più diffusa è l’aver dato i natali al padre della canzone italiana, secondo l’accezione del critico Gino Castaldo, Domenico Modugno. A Polignano c’è infatti una statua che riproduce le fattezze di Mimmo Modugno con una gestualità ben precisa: il cantante allarga le braccia come quando al Festival di Sanremo 1958 cantò “Nel blu dipinto di blu (Volare)”.

Lo scoglio dell’eremita

Uno dei motivi per cui Polignano a Mare è affascinante è il cosiddetto scoglio dell’eremita. Si tratta di un minuscolo isolotto, l’isola di San Paolo, sul quale un tempo pare visse un eremita, forse un monaco basiliano. È difficile dire se ci sia del vero in questa leggenda, dato che non esiste una datazione certa e viene tramandata per lo più oralmente. Quel che è certo è che oggi lo scoglio dell’eremita è un’oasi protetta, per la presenza di un particolare tipo di volatile: il gabbiano corso.

I sette porcellini d’oro

“I sette porcellini” è la filastrocca composta dal sarto Peppino Bonsante, per una sfilata di carri carnascialeschi. La filastrocca fa riferimento a una diceria che risale agli anni ’50 del Novecento, secondo cui, dall’epoca preunitaria, in una grotta di Polignano ci fosse nascosto un tesoro - una scrofa con sette porcellini d’oro - forse legato ai fiorenti e antichi traffici mercantili della zona.

L’abbazia di San Vito

Nella vicina frazione di San Vito si trova un’abbazia molto speciale, il cui edificio rappresenta un elegante esempio degli esiti dell’architettura monastica in Italia in genere e soprattutto nel Mezzogiorno. Sembra che l’abbazia risalga al secolo X, costruita da e per i monaci basiliani: a loro si avvicendarono i benedettini, soprattutto dopo la soppressione dei riti greci nel sud Italia, e poi successivamente anche i francescani.

Ma il dettaglio più interessante non è rappresentato dalla storia vera, bensì da una leggenda, quella secondo cui un’aristocratica di Salerno venne salvata dall’annegamento nel Sele proprio da san Vito, il santo che dà il nome alla frazione di Polignano. Il santo avrebbe chiesto alla donna di traslare le sue reliquie in questo luogo.

Un’ambientazione letteraria

Polignano a Mare è anche lo scenario in cui si muovono i personaggi folkloristici e divertenti di una trilogia di romanzi scritti da Luca Bianchini: “Io che amo solo te”, “La cena di Natale” e “Baci da Polignano”. In questi romanzi si intrecciano storie di famiglia, di amicizia e soprattutto d’amore, come quella decennale e quasi platonica tra Ninella e don Mimì, che sembrano non azzeccare mai i tempi giusti per stare insieme.

Ma Polignano è città letteraria anche per un’altra ragione: qui, in estate, si tiene il festival “Il libro possibile”, giunto nel 2021 alla sua ventesima edizione.

Foto in evidenza di Pinolor su Wikipedia

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