Londra batte cassa alle banche e chiede 9 miliardi

La crisi impone tagli al bilancio anche alla Gran Bretagna. E già circolano le prime indiscrezioni che parlano di misure molto dure per banche e pubblico impiego, dove potrebbero essere soppressi 300mila posti di lavoro nell’ambito dello sforzo del nuovo governo conservatore-liberaldemocratico di David Cameron per ridurre il deficit. Londra, comunque, già oggi presenterà un primo piano da 6 miliardi di sterline. I tagli, che verranno annunciati dal ministro del Tesoro, George Osborne, riguarderanno anche le spese dei funzionari per taxi, voli e alberghi. Altre stime ritengono che nei prossimi anni la riduzione nel settore pubblico potrebbero essere addirittura pari a 700mila posti di lavoro, comprendendo migliaia di funzionari amministrativi della sanità, medici e infermieri. La pesante sforbiciata dovrebbe colpire, tra gli altri, circa 100mila impiegati dei consigli municipali, 20mila funzionari della Difesa e migliaia di poliziotti.
Ma le misure anticrisi non si fermano qui. All’orizzonte, infatti, ci sarebbe anche una tassa da 8 miliardi di sterline, pari a oltre 9,2 miliardi di euro, che andrebbe a colpire il settore bancario. Lo ha scritto l’Independent, che sottolinea come la misura sarebbe circa tre volte maggiore di quella originariamente prevista dal ministro Osborne. In realtà c’è un motivo specifico per varare una tassa tanto salata sulle banche. Secondo l’Independent, infatti, il governo starebbe anche progettando un aumento dell’Iva. Insomma, una misura molto impopolare che peserebbe sulle tasche di tutti i contribuenti. «Per questo motivo un colpo duro al poco popolare sistema bancario - ha scritto ieri il quotidiano inglese - ridurrebbe l’ostilità nei confronti di un aumento dell’Iva». Proprio nei giorni scorsi si era parlato di portare al 20% l’imposta sul valore aggiunto in Gran Bretagna, anche se secondo alcuni funzionari governativi un aumento al 19% (attualmente è al 15%) provocherebbe un minor impatto sociale.
Quanto alle nuove regole per le banche, l’ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, in un’intervista al Financial Times ha detto che «le autorità regolamentari internazionali dovrebbero muoversi con decisione per imporre poche, chiare, regole, inclusi limiti sui finanziamenti totali e rigidi coefficienti di liquidità per prevenire una nuova crisi finanziaria». Per gli Stati, invece, resta prioritario l’obiettivo di contenere il debito. In Spagna, dove il governo ha già varato un piano d’emergenza, il premier José Luis Zapatero ha ribadito ieri che non verrà rivisto nonostante le pressioni dei sindacati che minacciano uno sciopero generale.
A livello mondiale l’elevato debito Ue solleva i timori di un Paese in continua crescita, come la Cina: «I rischi derivanti dal debito europeo hanno accresciuto i fattori di instabilità nella ripresa economica», ha detto il ministro delle Finanze cinese, Xie Xuren, alla vigilia degli incontri a Pechino con la delegazione americana.

Gli Usa, però, frenano e il ministro del Tesoro, Timothy Geithner, ribadirà ai cinesi che le difficoltà economiche avranno un impatto minimo sulla crescita mondiale, chiedendo però ancora una volta una rivalutazione dello yuan sul dollaro.

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