Lorca "Poeta a New York" una storia di amore e odio

Usciva 80 anni fa la raccolta postuma dell'autore spagnolo. Un grande ritratto della città e di se stesso

La Spagna festeggia l'ottantesimo anniversario della pubblicazione di Poeta en Nueva York di Federico García Lorca, il libro che ha cambiato la poesia dell'autore granadino, l'opera più matura e moderna che sia stata mai scritta sulla grande metropoli, a detta degli stessi scrittori americani. Si conoscono due diverse edizioni postume dell'anno 1940: la prima, The Poet in New York and other Poems, esce a New York dall'editore W.W. Norton, curata da Rolfe Humphries; la seconda, di José Bergamín per la Editorial Séneca di Città del Messico, si basa sull'autografo lasciato da Federico sul tavolo dell'amico scrittore a Madrid nel luglio del 1936, poco prima di partire per il suo ultimo viaggio a Granada. Il ritrovamento agli inizi del 2000 del manoscritto originale, di cui abbiamo parlato sul Giornale il 29 gennaio 2001, con la storia delle sue complesse vicissitudini, legate alla lunga diaspora vissuta da Bergamín, ha fugato e chiarito ogni dubbio sull'autenticità dell'edizione Séneca.

Resta però valida la domanda: perché Federico nel pieno della sua attività letteraria, segnata da grandi successi, decide di lasciare la Spagna per andare a vivere un anno negli Stati Uniti? Due sono le possibili risposte: quella avallata dai genitori che, preoccupati per lo stato di malessere che in quel periodo tormenta il poeta, gli offrono una borsa di studio per un corso alla Columbia University di New York, ottenuta grazie all'intervento dell'amico protettore Fernando de los Ríos, che Lorca accompagna in America. La seconda motivazione, che meglio spiega l'improvviso viaggio per gli Stati Uniti, è legata al recente abbandono da parte dell'amante Emilio Ladrén. Infatti, a metà del 1928, l'aitante giovane conosce una ragazza inglese della quale si innamora, al punto che l'anno seguente i due convolano a nozze. È facile allora immaginare - e la corrispondenza di Lorca lo documenta ampiamente - il dramma vissuto da Federico, ancora sofferente per la separazione da Dalí, causata da questo nuovo traumatico abbandono. Depresso e angosciato, il poeta si confida con alcuni amici: «Sono convalescente da una grande battaglia e ho bisogno di mettere ordine nel mio cuore», scrive a metà agosto del 1928 a Martínez Nadal. Poco dopo, dichiara a Jorge Zalamea: «Pur afflitto da gravi sentimenti e trafitto da amore, volgarità, brutte cose, ho e pratico la mia norma d'allegria ad ogni costo». Un'abitudine ricorrente in Federico che indossa la maschera dell'allegria per nascondere il grave conflitto sentimentale.

L'imbarco a Southampton sull'Olympic avviene il 19 giugno 1929: sei giorni dopo la nave approda a New York. Il viaggio è stato «prodigioso», scrive Federico alla famiglia, dicendo che non ha fatto altro che riposarsi e prendere il sole in coperta, diventando nero come un «negro, negrito de Angola». Il 28 giugno informa che «New York è allegrissima e accogliente. La gente, ingenua e incantevole». In una visita notturna a Times Square è colpito dallo spettacolo fantasmagorico delle insegne luminose degli immensi grattacieli: lo incanta e commuove la folla variopinta, il rumore dei clacson delle auto e la musica delle radio che si confondono con le voci e il frastuono dei passanti: «È uno spettacolo straordinario, emozionante della città più sfrontata e moderna del mondo», racconta. Dobbiamo pensare che lo stato di allegria e sicurezza che Lorca ostenta serva a rassicurare e compiacere i genitori lontani, che oltretutto sostengono l'onere economico del soggiorno. In realtà il poeta osserva con diffidenza e ostilità il modello di vita della metropoli, dove il peso della solitudine fa affiorare in lui il ricordo doloroso dell'amore perduto. Pochi giorni dopo confessa all'amico Philip Cummings di essere «un poeta del Sud, ora perduto in questa babilonica, crudele e violenta città».

La preoccupazione di offrire ai genitori un modello rassicurante della sua vita, gratificata da incontri interessanti e vivaci, spinge Lorca a confessioni di un ingenuo patetismo. Come quando si sofferma a descrivere la frequentazione delle ragazze americane dell'Università della Columbia che trova «bellissime, un po' fantasiose nel vestire, ma piene di grazia e personalità»; vorrebbe conversare con qualcuna per praticare la lingua inglese (che non imparò mai), ma attende di trovare «la più carina». La corrispondenza offre immagini precise dei costumi della vita sociale della società americana (fra cui il crollo della Borsa di Wall Street a cui assiste), che mettono in luce il paradosso di un Paese opulento, ma fondato su un benessere privo di valori morali.

Opera di grande complessità stilistica, Poeta en Nueva York è divisa in dieci sezioni di diversa estensione e rivela la volontà di un ordine compositivo con motivi distribuiti nelle diverse parti del libro che descrivono la mostruosa metropoli e affrontano anche il tema della presenza dei neri che perpetuano l'antico stato di schiavitù. Oppure, come avviene nelle Liriche del lago Eden Mills, illustrano il melanconico paesaggio lacustre: evocazione dell'infanzia perduta, paradiso di innocenza e felicità, ma anche rivendicazione del diritto all'amore. Chiede il poeta: «Ma non voglio mondo né sogno, voce divina,/ voglio la mia libertà, il mio amore umano/ nell'angolo più oscuro della brezza che nessuno vorrebbe./ Il mio amore umano!», confessando la verità del suo amore diverso al di là della «burla e la suggestione della parola». La lirica Nueva York, come ben indica il sottotitolo Ufficio e denuncia, è una critica al modello alienante della società moderna e la sua economia del profitto. La città appare come un immenso mattatoio, da cui sgorga un lungo fiume di sangue di uomini e animali, che avanza dai dormitori delle periferie «ed è argento, cemento o brezza/ nell'alba ingannevole di New York».

Poeta en Nueva York ha diversi registri in cui si fondono immagini dettate dalla visione allucinata della metropoli moderna. Il poeta abbandona ogni estetismo edonistico e mitologia andalusa per approfondire l'angosciosa realtà del mondo futuro. Un pluralismo tematico che canta la memoria trepida dell'infanzia, paradiso della favola e dell'innocenza, rivendica il diritto all'amore e condanna l'archetipo moderno della città tentacolare. Lo fa con un linguaggio metaforico che esaspera gli aspetti negativi, optando per una scrittura più vicina al canone espressionista che al surrealismo, sebbene non manchino elementi di conio onirico che restituiscono un'immagine emotiva e deformata della città. La violenza esercitata contro i neri, i poveri, le piccole e indifese creature della natura, è oggetto di denuncia sociale, ma in profondo risponde a un sentimento di solidarietà e fratellanza umana in cui entra anche il diritto all'amore diverso. Un libro dunque lontano dalla protesta politica degli amici paladini del marxismo, i quali, alla vigilia della guerra civile, cercano inutilmente di indurre il poeta a firmare manifesti di adesione ideologica.

A distanza di 80 anni, Poeta en Nueva York continua a essere un'opera straordinariamente moderna, ma soprattutto è un grande legato d'amore che anticipa il nostro tempo.

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