Lotta all’evasione: in otto mesi incassati 2,8 miliardi

La lotta all’evasione fiscale dà i suoi frutti: 2,8 miliardi di euro recuperati alle casse dello Stato. È il «bottino» dei primi 8 mesi del 2009, aumentato del 47% rispetto allo stesso periodo del 2008, quando erano rientrati nelle casse dello Stato 1,9 miliardi: ma sempre da gennaio ad agosto altri dieci miliardi sono stati scoperti e contestati (+72%), grazie a più di seimila verifiche mirate e a 173mila accertamenti su imposte dirette, Iva e Irap. Sono aumentate anche le imposte recuperate subito, senza finire in contenzioso con il contribuente: 1,22 miliardi, il 34% in più dell’anno scorso.
«I numeri ci dicono che abbiamo imboccato la strada giusta», commenta il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, annunciando anche la manovra a tenaglia per recuperare i capitali esportati illegalmente: accanto allo scudo, partito proprio ieri - che secondo alcuni banchieri d’affari potrebbe portare all’emersione di capitali per 50 o 100 miliardi di euro, con un gettito per lo Stato tra 2,5 e 5 miliardi in totale -, è già pronta la «task force» anti paradisi fiscali, formata da 50 funzionari specializzati. L’obiettivo, ha spiegato Befera, è «acquisire informazioni utili all’individuazione dei fenomeni più rilevanti di evasione ed elusione internazionale». Ma il gruppo d’azione avrà anche un ruolo operativo: «metterà in campo indagini e controlli - ha aggiunto il direttore delle Entrate - sui fenomeni di maggiore rilevanza e pericolosità, anche nei casi previsti da convenzioni e accordi internazionali».
Sul fronte interno, invece, l’Agenzia accende un faro sul fenomeno della compensazione di crediti inesistenti: nei primi 8 mesi del 2009 gli accertamenti nei confronti di chi vanta crediti Iva sono stati 45.812, il 26% in più del 2008, con una maggiore imposta sul valore aggiunto accertata di 1,3 milioni di euro (+22%). E soprattutto, massima attenzione ai «grandì evasori», scoperti sempre più spesso grazie all’ormai famoso redditometro, che smaschera le spese molto superiori ai redditi dichiarati. «Non saranno mai più messe in campo operazioni casuali», afferma Befera, ma un «lavoro decisivo di intelligence che ci consentirà di ottimizzare i risultati».
Il redditometro è determinante anche secondo i commercialisti, «anche perchè gli studi di settore hanno ormai dimostrato di essere uno strumento utile, ma limitato e sostanzialmente inefficace», afferma Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, mentre «un meccanismo basato sulla incongruità tra reddito dichiarato dal contribuente e il suo tenore di vita è assai più solido e condivisibile». Contro l’evasione, ha aggiunto Siciliotti, l’arma vincente è «un fisco leggero con sanzioni pesanti»: senza una rivoluzione culturale nel modo di concepire il nostro sistema tributario, sostiene il presidente dei commercialisti, i soli controlli non risulteranno mai risolutivi.

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