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L'ultimo duro di Hollywood esce di scena

Morto a 95 anni l'attore premio Oscar che ha recitato nel "Padrino" e "Apocalypse now"

L'ultimo duro di Hollywood esce di scena
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Figlio di un ammiraglio, dopo aver preso parte nel 1950 alla guerra di Corea, Robert Duvall, morto ieri all'età di 95 splendidi anni, probabilmente sapeva bene quello che faceva quando nel panni del colonnello Kilgore, a cui piaceva l'odore del napalm al mattino, mostrava la follia della guerra, facendo surfare i soldati nelle zone appena bombardate nel capolavoro Apocalypse Now dell'amico Francis Ford Coppola. È l'America profonda che l'attore, nato a San Diego il 5 gennaio 1931, ha portato sul grande schermo.

Prima in maniera defilata, lui che era diventato la star delle guest star, ossia delle partecipazioni speciali nelle serie tv le ha fatte tutte da Alfred Hitchcock presenta a Ai confini della realtà che, negli anni '60, lo hanno trasformato nel più grande caratterista del cinema statunitense. "Non mi vedono come un protagonista amava ricordare ma, del resto, non mi ha mai appassionato questo gioco: non mi sono mai allungato i denti davanti o quel genere di cose. Non ci tengo a cambiar faccia per ottenere questo. Anche quando ho fatto un grande film, l'unica cosa che mi stava a cuore era di fare del personaggio un uomo vero".

Più vero di così, cresciuto con un'educazione militare insieme a quella religiosa non molla la sua passione per il palcoscenico esordendo a teatro, nel 1952, al Gateway Playhouse di Long Island dove conobbe Ulu Grosbard che diventò suo amico e regista di riferimento. Divide casa con Dustin Hoffman, James Caan e Gene Hackman, si affaccia al cinema in Lassù qualcuno mi ama con Paul Newman ma viene notato solo nel 1962 grazie a Il buio oltre la siepe con Gregory Peck.

Gli anni '60 scivolano con film comunque epocali come La caccia di Arthur Penn ma è nel 1969 che gira il suo primo film con Francis Ford Coppola, Non torno a casa stasera con il sodale James Caan. Da lì gli anni '70 lo vedono giganteggiare in M*A*S*H di Altman, dove è ancora un militare, il Maggiore Frank Burns, e nell'esodio futuristico di George Lucas in L'uomo che fuggì dal futuro.

Ecco, sempre con Coppola, Il padrino uno e due dove fa il "consigliori" mafioso, un successo mondiale con la prima delle sei candidature all'Oscar che vincerà solo nel 1984 con un titolo, come spesso accade, meno famoso: Tender Mercies di Bruce Beresford che però restituisce un personaggio, un ex cantante country alcolizzato, proprio dell'America più profonda. La stessa che Duvall interpreta dal vero nelle sue scelte politiche da repubblicano convinto molto vicino alla Casa Bianca ai tempi di Bush padre e figlio. Ha fatto campagna elettorale per John McCain e Sarah Palin ma nel 2016, nonostante il sostegno a Donald Trump, si è allontanato da un partito che ha definito "un autentico pasticcio".

Ciononostante diventa uno dei volti più importanti della New Hollywood grazie anche all'amicizia con Coppola con cui inanella due capolavori come La conversazione e, appunto, Apocalypse Now. In mezzo Killer elite di Sam Peckinpah e Quinto potere di Sidney Lumet fino a L'assoluzione del suo mentore Ulu Grosbard (Coppa Volpi a Venezia).

E siamo già negli anni '80 che vedono il suo felice esordio dietro la macchina da presa con Angelo, my love, seguiranno, a lunga distanza, L'apostolo (1997), Assassination Tango (2002) e il dolente e in qualche modo definitivo Cavalli selvaggi (2015). Sempre in quegli anni eccolo ne Il migliore di Barry Levinson, poliziotto prossimo alla pensione in Colors Colori di guerra di Dennis Hopper e addirittura nell'italiano Hotel colonial di Cinzia Th. Torrini.

Negli anni '90 da ricordare Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher dove interpreta il poliziotto stanco e sofferente che cerca di fermare il violento impiegato impazzito, interpretato da Michael Douglas, anche se in fondo lo capisce. È un vecchio contadino in Qualcosa di cui... sparlare di Lasse Hallström, è un meccanico amico del personaggio con superpoteri di John Travolta in Phenomenon Jon Turtletaub.

Il nuovo Millennio, infine, si apre e si chiude con due interpretazioni memorabili nel western Terra di confine - Open Range di Kevin Costner

e in The Pale Blue Eye - I delitti di West Point di Scott Cooper, uno dei pochi a essersi ricordato di uno dei più grandi interpreti che Hollywood ricorda con quel volto, preciso e massiccio, scolpito nei nostri ricordi.

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