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«Macché bambini in isolamento: l’istituto pensava solo al loro bene»

Gentile direttore dell’edizione ligure de il Giornale Massimiliano Lussana, sono un anziano pediatra che ha passato 23 anni della sua vita professionale nell’Ippai di Genova. Sono rimasto sbalordito da ciò che è stato detto e scritto in occasione della mostra dell’ex Ippai.
Sono affermazioni che offendono la memoria dell’ultimo direttore professoressa Vittoria Domenica Bori, dei medici che hanno collaborato con lei e del personale amministrativo e tecnico.
Ma in modo particolare delle assistenti che hanno sempre trattato i bambini con affetto materno e spirito di sacrificio.
I piccoli assistiti venivano ricoverati prevalentemente poco dopo la nascita e nessuno tagliava loro i capelli e li isolava per venti giorni.
Solo quelli più grandicelli, che provenivano da ambienti socialmente degradati venivano sottoposti a trattamento disinfestativo (pidocchi) ma non venivano isolati per venti giorni ma inseriti nel reparto divezzi.
Nell’Ippai vi erano infatti un reparto prematuri, uno lattanti, uno divezzi e una infermeria ove venivano curati i bambini affetti da processi morbosi di particolare gravità.
Oltre al direttore vi erano sei pediatri, mentre le consulenze specialistiche venivano fatte presso l’Istituto G. Gaslini.
Ogni anno veniva tenuto un corso per assistenti all’infanzia con diploma finale.
Era sempre presente notte e giorno un medico di guardia.
Ogni reparto, ad eccezione dei prematuri, era diretto da una Suora dell’Ordine di San Vincenzo e alla domenica i più grandicelli assistevano alla S. Messa nella piccola Chiesa annessa all’Istituto. Nei mesi di luglio e di agosto i bambini divezzi, venivano trasferiti nella Colonia Devoto di monte Zatta acquistata apposta dalla amministrazione provinciale.
Le adozioni erano gestite dal direttore che, dopo aver valutato la posizione sociale ed economica delle coppie richiedenti, assegnava loro il bambino la cui provenienza si poteva identificare molto simile a quella dei genitori adottivi.


Il vecchio Ippai era una struttura familiare e serena che aveva come unico scopo il bene presente e futuro dei piccoli assistiti.
Con la legge sull’aborto, la pillola e la nuova amministrazione provinciale tante cose sono cambiate...
Cordiali saluti e complimenti per la gestione del nostro il Giornale.

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