«Macché fuga dei cattolici La casa dell’Udc è il Pdl»

Il nuovo centro è architettura politica fuori dal tempo

«Macché fuga dei cattolici La casa dell’Udc è il Pdl»

RomaOnorevole Mario Baccini, si parla in questi giorni con frequenza di fuga dai cattolici dal Pdl. Questo rischio potrebbe creare la base per un nuovo centro?
«Ogni tentativo di creare nuovi partiti di centro significa cimentarsi in architetture politiche fuori dal tempo. Sono esperimenti rispettabili, ma non sono maturi i tempi per un nuovo centrismo».
Come vede quindi il futuro dei cattolici?
«Devono stare tutti da una parte, nel Pdl inteso come grande partito di popolo. Gli interessi dei moderati e dei ceti medi passano per questa nuova militanza dei cattolici in politica, nel Popolo della libertà, sotto la casa comune che è il Partito popolare europeo».
Quindi il Pdl è la sede naturale anche per il suo vecchio partito, l'Udc?
«Sì, la sede non può che essere questa. Poi si può discutere come articolare gli equilibri».
Crede che si possa avviare subito questa «confluenza»?
«Sì, ma a una condizione: che il Pdl non rimanga un atto notarile con lo schema 70-30 (il rapporto di forza tra An e Forza Italia ndr) ma che tragga vantaggio dalle novità che possono portare i moderati».
Quali novità per esempio?
«Una nuova economia sociale di mercato per una nuova fase politica che non può passare dal centrosinistra, ma dal Pdl, se saprà avanzare sul binario della più autentica tradizione popolare e completare l’iter congressuale».
Lei condivide alcune preoccupazioni espresse da Fini sulla necessità di un cambiamento per il partito?
«Se le rivendicazioni di Fini richiamano a un dibattito interno, mi trovo d’accordo. Se il suo è un tentativo di esercitare un ruolo diverso, la cosa mi interessa di meno».
Su cosa deve lavorare il Pdl?
«Immagino un grande Pdl, ovviamente con la leadership di Berlusconi, che sia in grado di riformare lo Stato e adeguare compiti e strutture per puntare al bene comune. È necessario un riassetto della classe dirigente per passare dal capitalismo rapace degli scorsi anni a un’economia sociale di mercato e per l’avvio delle riforme di cui si parla da 15 anni. L’azione del governo è una supplenza che sta colmando un vuoto politico. Bisogna ridare alla politica uomini pubblici».
Nell’ottica di una Lega vicina ai valori cattolici, lei come vedrebbe un Pdl allargato anche al Carroccio?
«Sono per l’unità politica dei cattolici, non per la frammentazione. I cattolici non possono più essere considerati trofei da esibire da una parte o dall’altra».
Regione Lazio: punta alla candidatura?
«Personalmente vedrei bene la candidatura di una donna. Come cristiano-popolari abbiamo aderito al progetto Lazio 2010 e vorremmo portare il nostro lavoro in dote al presidente che condividerà le linee di questo programma».

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