«Macché Svizzera, ora gli spalloni tornano in Italia»

C’erano una volta gli «spalloni», i corrieri di valuta diretti verso le banche svizzere: oggi, è più facile che a incappare nella Guardia di Finanza sia chi i soldi cerca invece di riportarli indietro. Sempre illegalmente, beninteso. «Su due milioni di euro, tra valuta e titoli, sequestrati fino al 30 settembre - spiega il colonnello Rodolfo Mecarelli, comandante provinciale della Guardia di finanza a Como - al valico di Ponte Chiasso, oltre il 90% era in entrata, cioè dalla Svizzera verso l’Italia, e solo duecentomila euro in uscita dallo Stato». I mezzi sono i più fantasiosi: oltre ai nascondigli ricavati nell’auto, dal «banale» doppiofondo al miniforziere dietro il computer di bordo, vengono trasformati in casseforti anche libri e portafoto, per non parlare del trucco cinese, che consiste nello svuotare dal tabacco interi pacchetti di sigarette, per nascondere poi il denaro nell’involucro vuoto. Molto meno varia la casistica dei motivi.
«Qualcuno può aver bisogno di contanti per un acquisto “in nero” - afferma il colonnello Mecarelli -. Ci sono poi gli imprenditori in difficoltà, che fanno rientrare il gruzzoletto dalla Svizzera per supplire a un prestito negato dalle banche. Molti, certamente, vogliono evitare di pagare il 5% richiesto dallo scudo fiscale, senza rendersi conto però che il gioco non vale la candela. Chi viene scoperto, infatti, subisce il sequestro della somma che tentava di trasferire, fino al 40% del totale, al di sopra di una soglia di diecimila euro (a meno che non paghi l’oblazione immediata, possibile però solo in alcuni casi). Non solo: viene anche sottoposto ad indagini antiriciclaggio per verificare se il denaro proviene da racket, usura o altre forme criminali». La tecnologia offre un valido aiuto: da una settimana, non c’è valico, anche piccolo, con la Svizzera, che non sia controllato dagli «autovelox fiscali», i furgoni muniti di «occhio elettronico» che fotografa le targhe di tutti i veicoli in transito, consentendo poi ai finanzieri di controllare più agevolmente le vetture sospette. E le indagini continuano: la Guardia di Finanza di Como ha infatti scoperto 264 persone con documentazione che attesta disponibilità valutaria all’estero per oltre 180 milioni di euro.
Ora la loro posizione sarà passata al setaccio, per scoprire se a suo tempo queste somme sono state inserite nelle rispettive denunce dei redditi. Da inizio anno, le Fiamme Gialle hanno smascherato settanta evasori totali, recuperando redditi non dichiarati al Fisco per oltre 270 milioni di euro con un incremento del 56% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Sulla carta apparivano come società e persone fisiche nullatenenti. Sono state, inoltre, accertate violazioni in materia di Iva per 85 milioni di euro. Gli evasori individuati dalle Fiamme gialle comasche appartengono ai più diversi settori economici, soprattutto delle costruzioni immobiliari, degli intermediari del commercio all’ingrosso e al dettaglio nonché dei professionisti. Oltre al contrasto all’evasione fiscale, le verifiche da parte della Gdf hanno riguardato anche la regolarità dei rapporti di lavoro. Da inizio anno sono state ispezionate 48 aziende di cui 21 risultate irregolari per avere impiegato manodopera in nero o irregolarmente assunta (44 lavoratori in nero e 12 irregolari).
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