Macelleria Santoro: il processo sul Ruby-gate in diretta tv

Il vero Bunga Bunga? Suvvia non stupitevi: è Anno Zero, il nuovo vecchio gioco a incastro televisivo, prediletto da Santoro e company. La sintesi migliore? Quella fatta da Daniela Santanchè: «È stato schifoso. Lei, Santoro, ha iniziato e orchestrato questo programma in modo schifoso perché mimare le intercettazioni è fazioso e schifoso».
Tutti in fila appassionatamente, ancora una volta per incastrare solo, sempre e soltanto lui: Silvio Berlusconi. Tutti in fila appassionatamente per scovare escort vere e presunte. Per sguinzagliare giornalisti e giornaliste d’assalto ma un po’ansimanti per le corsette dalle parte di via Olgettina, a Milano 2. Tutti e sempre con i microfoni sotto il naso e le telecamere puntate per tendere l’agguato alle probabili ragazze di «Papi». Che sono così costrette ad accelerare il passo, a nascondere il loro di volto e quello dei loro figli. E che, quando parlano, spiazzano persino i cronisti della Michele-band quando, a muso duro, respingono al mittente accuse e insinuazioni come è accaduto con una presunta escort di colore che, tra un vaffa e un altro vaffa alla giornalista di Anno Zero, non ha fatto altro che ripetere che «Berlusconi è una persona buona e generosa che rispetta tutti e tutte e va rispettata».
Resta il fatto che Anno Zero versione Bunga Bunga è partito da lontano ieri sera, andando persino ancora a spolverare la prima pietra dello «scandalo Berlusconi», la donna che per prima ha osato puntare il dito «contro il Drago e le sue vergini» cioè la sua ex moglie Veronica Lario.
Dopodiché è il festival della banalità, della trivialità del linguaggio. Un’operazione che si puntella sul nulla o sul poco. Quando il poco e il nulla sono una vera e propria sequela di fiction con caricature, vignette, ricostruzioni fumettistiche delle varie intercettazioni con voci di padri e figlie che s’intrecciano per stringere a tenaglia il Cavaliere, o meglio il «Drago». Così Anno Zero versione Bunga Bunga sfugge a ogni controllo. Persino al controllo del suo conduttore principe (cui va tutta la nostra solidarietà) che, travolto dal marasma, dal puttanaio scoppiato non in casa Berlusconi ma in studio, non riesce più a gestire la trasmissione. Il fil rouge della serata è il gran fumettone della cosiddetta «Testimone A», donna della politica con due lauree che, parole testuali di Santoro, ha permesso di regalare ad Anno Zero «uno straordinario reportage sul bunga bunga». Naturalmente oltre allo sfrucugliamento delle ragazze di via Olgettina, alla torchiatura d’obbligo di Nicole Minetti, uno dei fumetti più ricorrenti è quello del fedelissimo nonché presunto fornitore della Real Casa, Emilio Fede.
In tutto ciò Maurizio Belpietro, suo malgrado, si adegua e parla di «mignottata perché la Procura ha trovato un sistema per entrare nella vita privata di Berlusconi inventandosi il reato di concussione dato che il concussore ci sarebbe ma non ci sono i concussi perché non c’è provvedimento disciplinare né indagine dei giudici a carico di alcun poliziotto della Questura. L’unica a insorgere è Daniela Santanchè: «È uno schifo: sono basita dalla violenza dei giornalisti di Anno Zero. Sono basita nel vedere come hanno trattato queste ragazze che non hanno alcuna colpa. Sembra di essere in una succursale della Procura di Milano».
Avrà fatto piacere agli irriducibili del gossip, ai cercatori d'oro delle liaison sentimental-erotiche la grande fiction di Anno Zero andata in onda ieri sera su Raidue nella corte santoriana? Francamente poco c'importa, come forse poco importa anche a gran parte degli italiani che, in tutti questi mesi non si sono voluti far strattonare la giacca dalla concitata (concitata non Concita, per carità, opposizione) per entrare a tutti i costi nella camera da letto del premier o per spiarlo dal buco della serratura.