«Per il made in Italy soltanto dolori»

Il super euro, ma meglio sarebbe parlare di mini-dollaro, è un film già visto negli ultimi anni. Il finale, questa volta, potrebbe però essere diverso. E con scenari imprevedibili. Intanto, l’Europa non è più sola nel pressing sugli Stati Uniti: anche Russia e Brasile vedono nel continuo decadimento del biglietto Usa una minaccia per le rispettive economie. Un sintomo inequivocabile dell’allargarsi del malcontento.
Di fronte all’appassire del dollaro, c’è anche chi ha deciso di lasciar da parte parole e diplomazia e di passare ai fatti. L’Iran, per esempio. Teheran inaugurerà la settimana prossima la prima Borsa petrolifera in cui la valuta-chiave non sarà più quella statunitense. L’iniziativa sembra avvalorare le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi relative a un progetto, sponsorizzato dai Paesi del Golfo Persico, da Cina, Russia, Giappone e Francia, per sostituire il dollaro nelle transazioni sul greggio con euro, yuan, yen e con la futura moneta unica dei Paesi del Golfo.
Il caso Iran non è isolato. Venezuela e Bolivia, due tra le nazioni latino-americane dell’Alleanza Bolivariana (Alba), smetteranno di usare il dollaro come moneta di riferimento per i pagamenti bilaterali. Il governo di La Paz metterà mano al cosiddetto Sucre, il nuovo sistema regionale di pagamento, per saldare a Caracas l’acquisto di cemento per un controvalore pari a 35 milioni di dollari. In novembre, i Paesi dell’intesa metteranno a punto i dettagli per l’adozione del Sucre. Sarà il primo passo verso la creazione di una moneta unica, con l’euro come modello.
Insomma, visto che il dollaro al bromuro dà pochi vantaggi e molti svantaggi (l’export italiano verso gli Usa, come ha rivelato ieri il viceministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso, è sceso del 26% nei primi nove mesi) scattano le contromisure. L’America, nonostante la recente presa di posizione del ministro del Tesoro, Tim Geithner, nulla sta facendo per invertirne la tendenza. La Fed teme che il dollaro possa perdere lo status di moneta internazionale di riserva, anche se finora le emissioni del Tesoro sono state chiuse senza problemi. Ma se la fuga dal dollaro diventasse un esodo di massa, sul commercio mondiale (e sull’economia) si abbatterebbe una vera e propria meteorite.
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