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Barbera contro Gratteri: "Indecente"

L’affondo del costituzionalista: "Toni eversivi". Così il pm spacca pure Csm e Pd

Barbera contro Gratteri: "Indecente"
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A furia di spaccare il Paese in buoni che votano «No» e cattivi che votano «Sì» si è spaccata la sinistra e il Csm.
La chiamata alle armi del procuratore capo di Napoli («mafiosi e massoni voteranno per la riforma») difficilmente convincerà gli indecisi ma ha il merito di far scendere in campo l’ala riformista del Pd che non ci sta a farsi affondare dal ruspante magistrato antimafia. A guidare idealmente la sinistra del Sì è l’ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera, storico giurista di area Pci neanche lontanamente accostabile ai sordidi mondi evocati da Gratteri, la cui sparata secondo il costituzionalista favorevole al «Sì» è «una delusione ai limiti dell’indecenza».
«Con un tono ai limiti dell’eversione Gratteri (cui riconosco meriti importantissimi nella lotta alla ’ndrangheta) ha tentato di dividere gli elettori italiani in indagati e no, massoni e no - ha detto Barbera sui canali social del Comitato Sì Riforma - una cosa disdicevole, un modo rozzo di fare battaglia politica».
Gratteri continua ad arrampicarsi sugli specchi: «Non ho detto che chi vota Sì è mafioso o è massone, sono gli altri che in malafede hanno voluto riportare un cosa che non ho assolutamente detto né pensato», ma ormai è passato questo messaggio. Ecco perché Barbera entra nel merito della riforma («La riforma accresce le garanzie per imputati e magistrati previste attualmente dalla stessa Costituzione») e trascina con sé l’ala riformista del Pd che avverte una Elly Schlein ormai sempre più barricadera e manichea: così spacchi il partito. Lo ribadisce Anna Paola Concia sulla Stampa («basta fango su chi nel Pd vota Sì, impensabile che i giudici si facciano partito contro una legge votata dal Parlamento»), che rivendica la coerenza della riforma con la storia del partito, che la ipotizzava più volte, dalla Bicamerale alle primarie del 2019 come «tema ineludibile». «Da Barbera un richiamo istituzionale pesante», dicono dal centrodestra, con il vicepresidente della Camera e deputato azzurro Giorgio Mulè che la butta sull’ironia: «Vieteremo il voto in alcune città i cui nomi alimentano inquietanti sospetti.... Pizzo, Bomba, Strangolagalli, Rottofreno, Monopoli».
La maggioranza ride, il Csm in scadenza tra appena 11 mesi no. La discesa in campo a favore di Gratteri piace al renziano Ernesto Carbone, che su Repubblica stigmatizza «il linciaggio mediatico contro il pm», dalle colonne di Avvenire la laica di centrodestra Isabella Bertolini è intenzionata a chiedere al Plenum dell’organo di autogoverno dei magistrati di esprimersi sulle «parole inascoltabili e sconcertanti» del procuratore di Napoli, sulla stessa falsariga dell’altro laico di Forza Italia Enrico Aimi di Forza Italia ieri sul Giornale. La spaccatura di Palazzo Bachelet viene rilanciata dall’indipendente Andrea Mirenda, che sottolinea «la solita litania antipolitica della magistratura a cui nulla si può dire, pena la minaccia all’ultimo baluardo di legalità di un Paese descritto come allo sbando...
Inevitabile l’Alta Corte».

Allora tocca al Guardasigilli Carlo Nordio recitare l’epitaffio sul Csm, in scadenza a gennaio 2027. «Nel suo documento sul caso Gratteri il Csm è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del loro contenuto».

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