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"Capovolge la verità". La lezione della compagna di Enzo Tortora a Marco Travaglio

La compagna del giornalista, che oggi presiede il Comitato Nazionale cittadini per il Sì è schierata contro la "dilagante disinformazione mossa da un sistema che non rinuncia a nulla pur di autoproteggersi"

"Capovolge la verità". La lezione della compagna di Enzo Tortora a Marco Travaglio
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Il nuovo anno ha aperto ufficiosamente le "ostilità" in vista del referendum della giustizia che è stato previsto per la primavera, anche se ancora non c'è una data stabilita. Marco Travaglio, dalle colonne del Fatto Quotidiano, ha utilizzato Enzo Tortora per sostenere le ragioni del "no", attaccando i sostenitori del "sì" per i quali "il mantra è che, separando le carriere, non avremo più un 'caso Tortora'. E il guaio è che lo raccontano anche i congiunti del presentatore". Ripercorrendo la vicenda giudiziaria del giornalista e conduttore, Travaglio nel suo editoriale conclude dicendo che "il caso Tortora è un formidabile spot al No". Al direttore del Fatto Quotidiano ha risposto Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora, che tramite un video pubblicato sui social spiega che "con la ferita aperta della mia esperienza non ho mai smesso di combattere nel suo nome per una giustizia giusta".

Oggi Scopelliti presiede il Comitato Nazionale cittadini per il Sì, "nato per sostenere la riforma della giustizia e promuovere una mobilitazione diffusa in vista del voto referendario". Spiega così la compagna di Tortora il suo impegno per il "sì" in quello che è il primo contenuto diffuso sui canali social dal comitato, che è stato condiviso anche dal profilo ufficiale di Forza Italia. Da questo momento in poi, sui profili del comitato si troveranno ogni giorno contenuti nuovi per sostenere le ragioni del sì ma anche per rispondere alla "dilagante disinformazione mossa da un sistema che non rinuncia a nulla pur di autoproteggersi". Scopelliti si rivolge agli spettatori ricordando le "affissioni fake nelle stazioni" e poi riflette sull'articolo di Marco Travaglio, spiegando che "leggerlo fa male perché capovolge la verità" e "dire che il sistema ha funzionato perché alla fine Enzo fu assolto significa accettare che un innocente possa essere arrestato, umiliato, esposto alla gogna, condannato in primo grado e distrutto nella sua vita".

Tortora, sottolinea la compagna, "morì di mala giustizia" la giustizia non è giusta "quando arriva tardi", ha proseguito, ma è giusta "se riesce a fermare l'errore prima quando una vita è ancora salvabile".

Scopelliti quindi ripercorre la terribile vicenda giudiziaria di Tortora, gli errori che vennero fatti e puntando il dito contro il "sistema corporativo che doveva proteggere l'inchiesta e chi l'aveva costruita". Quella che travolse il giornalista, aggiunge, "fu cultura dei poteri e del corporativismo, non la verità".

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