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Dopo il caso Torre l’ombra del flop arriva a San Siro

Primo processo finito in un niente di fatto. Ora tocca a filoni ben più "sostanziosi"

Dopo il caso Torre l’ombra del flop arriva a San Siro
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E adesso l'ombra del flop si allunga su altre inchieste della Procura di Milano sul fronte dell'urbanistica. Se il processo per la Torre Milano, concluso con l'assoluzione di tutti gli imputati «perché il fatto non sussiste» riguardava solo uno dei tanti abusi edilizi commessi secondo i pm sotto la regia della giunta di Beppe Sala, adesso sono a rischio filoni ben più rilevanti. A partire dal fascicolo-icona: l'inchiesta sulla cessione dello stadio di San Siro a Milan e Inter. Operazione, questa, fortemente voluta da Sala.

Il tallone d'Achille dell'inchiesta è lo stesso venuto alla luce nel processo Torre Milano: l'utilizzo da parte dei pm (guidati allora dall'aggiunto Tiziana Siciliano) di centinaia di chat sequestrate sui telefoni di indagati e non indagati, conversazioni accumulate con una sorta di «pesca a strascico» alla ricerca di qualsiasi indizio su qualsiasi pratica. Nel processo su via Stresa, il giudice Paola Braggion - accogliendo le opposizioni delle difese - ha escluso le chat. Risultato: tutti assolti. Lo stesso accade nell'indagine, ben più rilevante, su San Siro, dove il peso delle intercettazioni, nella tesi dell'accusa, è ancora maggiore. Le difese hanno accusato la Procura di avere fatto entrare le trascrizioni nel procedimento violando le regole. Il Riesame ha dato loro ragione. Se anche la Cassazione (cui la Procura può ricorrere) confermerà, la strada per i pm sarà in salita.

Nell'inchiesta sulla vendita del Meazza sono indagati i vertici del Comune, in persona dell'ex assessore Giancarlo Tancredi e del dg Christian Malangone, dirigenti di Inter e Milan e i loro consulenti, tra cui l'ex vicesindaca Lucia De Cesaris, avvocato, grande mediatrice tra le squadre e Palazzo Marino. A sostegno dell'accusa, la Procura ha portato chat estrapolate dai telefoni di Tancredi, della De Cesaris e del funzionario comunale Simona Collarini. Ma oggi quelle chat non sono più a disposizione dei pm, perché il Riesame le ha dissequestrate. Nel mirino dei giudici sono finite le modalità con cui i telefoni sono stati frugati dalla Gdf, dopo essere stati sequestrati agli interessati in altri filoni. Il telefono della De Cesaris le era stato preso in un fascicolo in cui non era nemmeno indagato, poi la Procura ha autorizzato la Gdf a cercarvi prove anche della gara truccata su San Siro. Ma le analisi dovevano essere compiute con criteri di «proporzionalità, pertinenza e adeguatezza», limitando le parole chiave ed i periodi della ricerca. Il sequestro avrebbe dovuto «delimitare preventivamente l'attività di selezione dei dati rilevanti», invece «ha recepito ex post gli esiti di una attività investigativa già svolta».

Intanto ieri, dopo gli attacchi di Palazzo Marino, il procuratore Marcello Viola

ha provato a «rasserenare gli animi». Non c'è «alcuna volontà di interferire con l'attività amministrativa. Si lasci lavorare chi deve lavorare. Aspettiamo le motivazioni con la massima serenità, senza idee preconcette».

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