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E Sala attacca i pm: "Violenza verbale". I danni: 165 milioni per i cantieri fermi

Il sindaco va giù duro: "Da una parte della Procura impostazione politica"

E Sala attacca i pm: "Violenza verbale". I danni: 165 milioni per i cantieri fermi
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A fronte dell'assoluzione degli 8 indagati nel processo sull'urbanistica milanese, quello da cui partì tutto, ovvero la Torre Milano, (nome che sa tanto di scherzo del destino) di via Stresa, il sindaco di Milano Beppe Sala torna sulla sua posizione rispetto alla magistratura politicizzata, e si toglie qualche sassolino dalla scarpa.

«Ovviamente siamo soddisfatti» della sentenza, arrivata a due anni esatti dall'inizio della vicenda, che ha assolto tutti gli imputati, ma «è chiaro che c'è anche tanta, tanta amarezza». Due i fronti su cui si muove il sindaco: l'immagine della sua Giunta («faccio un nome su tutti l'ex assessore all'Urbanistica Giancarlo Tancredi) ma di tutto il Comune infangato, e l'idea che l'approccio dei pm sia stato «politico», tanto da aver coniato il termine «sistema Milano» con il conseguente «Modello Milano» da buttare come chiese un anno dopo il Pd.

«Io l'ho detto in tempi non sospetti, cioè qualche settimana fa e non posso che riconfermarlo: una parte, e sottolineo una parte, della Procura ha dato un'impostazione politica al suo lavoro e questo credo che non vada bene - ha aggiunto -. Al di là del fatto che gli interessi immobiliari su Milano ne abbiano risentito, e questo è un fatto».

Solo una decina di giorni fa, a seguito dell'indagine sulle concessioni degli spazi commerciali e pubblicitari in Galleria Vittorio Emanuele di Milano, Sala aveva detto: «C'è una parte della Procura che fa politica e la candidatura alle prossime Comunali dell'ex procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano (che fino alle fine del 2005 aveva coordinato le inchieste sull'urbanistica) ne è una solida dimostrazione».

«Se ripensiamo a tutto quello che è stato detto e scritto in quest'ultimo anno - si toglie ora i sassolini dalle scarpe il sindaco della capitale morale d'Italia - ci sono tantissimi aggettivi e sono proprio tesi a screditare persone e istituzioni, questo non va bene - ribadiva ieri -. Noi siamo stati accusati di sovvertire la democrazia urbanistica. Chiedo: accusare un'istituzione di sovvertire la democrazia urbanistica vuol dire fare il proprio lavoro e quindi esprimere un giudizio legale o vuol dire fare politica?». Domanda retorica.

Ecco quindi il secondo passaggio, indirizzato in particolare ai senatori del Pd, tra cui l'ex assessore al Lavoro Cristina Tajani che non votarono il testo del Salva Milano, passato invece alla Camera: «La mia preghiera adesso a chi sta in Parlamento è, lasciate perdere il Salva Milano, non c'è niente da salvare e come si vede poi noi andiamo avanti col nostro lavoro». Tanto per chiarire: Milano e soprattutto il Comune si salvano da soli perché hanno sempre agito secondo le regole, come appunto hanno specificato ieri i giudici con l'assoluzione. «Ma bisogna tener conto che non fa bene a nessuno né alle città né al nostro Paese, non avere una materia così importante regolamentata in maniera più attuale».

E continua «ai pm riconosco che lavorano in uno scenario di incertezza normativa. Questo lo riconosco. Io non parlo di malafede, parlo di approccio politico e parlo di esagerazione nei toni - ha aggiunto -, ma non metto assolutamente in discussione la loro buona fede e capisco che quando si lavora su un'incrostazione legislativa e normativa come quella sull'urbanistica in Italia, con una legge madre che è del 1942, anche loro possono avere difficoltà».

Al conto che il sindaco Sala presentava ieri alla Procura di Milano ci sono anche i danèe: i 150 cantieri bloccati per un equivalente di 1.600 appartamenti fermi è costato alle casse dei Palazzo Marino, solo nel 2024, una cifra pari a 165 milioni di mancati oneri di urbanizzazione. Per una stima complessiva del danno, firmata da Federico Oriana, presidente nazionale di Aspesi, l'associazione che riunisce gli sviluppatori immobiliari, di 5 miliardi di investimenti immobiliari fermi nel 2024 e un impatto nel 2025 sul pil di 38 miliardi in cinque anni. A questo si somma un danno immateriale, altrettanto pesante: «Milano ha avuto un danno di credibilità che non sarà facile recuperare.

Gli investimenti immobiliari in Italia erano trainati dai capitali internazionali, e Milano ne attirava la metà. Milano - ricordava Oriana - ci ha messo vent'anni a guadagnare credibilità, ma basta un niente per perderla».

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