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Magistratura

Il giallo di “Corrado”: l’altra versione di Sigfrido

Giorni dopo aver parlato con la Procura cambia profilo e indica l’ex 007 Mancini

"Frana la montagna di bugie". Un caso le fake in Antimafia

Versioni contrastanti, nomi che sembrano non coincidere, voci che si rincorrono in un mix tra verità e fantasia. Il caso dell’attentato di Sigfrido Ranucci, tra le sue dichiarazioni e le ipotesi che inizialmente erano state paventate, hanno toccato quasi ogni ambito della criminalità. Diverse le piste fornite agli inquirenti da parte sua, ma su nessuna di queste sembrerebbe essersi basato il percorso della Procura di Roma. Gli spunti investigativi indicati da Mr Report sia ai magistrati che in commissione Antimafia si sarebbero rivelati inconsistenti. C’è poi un dettaglio, che sembrerà marginale, ma che ruota attorno al nome di «Corrado», nominato nelle intercettazioni dai componenti della banda. «Non devono arrivare a Corrado», dicevano. Ma chi è Corrado? Un nome o un soprannome? Anche qui le voci si sono contraddette e autoalimentate. Ma la narrazione del conduttore non ha certo «aiutato» nel far luce su tutto ciò. Aveva detto (parlando con Il Fatto Quotidiano) che il riferimento poteva essere all’ex 007 Marco Mancini (che ha deciso di querelare il conduttore). Corrado sarebbe stato il nome di copertura usato da lui ai tempi in cui era una figura apicale dell’intelligence italiana. Una versione che non collima in alcun modo con quella fornita pochi giorni prima agli inquirenti nella seconda deposizione, quella di luglio, prima che venisse perquisito il suo amico fraterno Valter Lavitola, considerato unico mandante dell’azione dinamitarda ai danni di Ranucci. A loro, infatti, avrebbe detto che Corrado poteva corrispondere a un esponente del clan Moccia. Di nuovo la criminalità organizzata. Di nuovo una pista che non avrebbe nulla a che vedere con quanto avvenuto. Ma, prima di tutto, non figurando alcun Corrado tra i nomi degli esponenti del clan Moccia, a chi faceva riferimento Ranucci? A seppellire questa pista ci aveva già pensato Davide Netti, uomo legato alla criminalità organizzata dell’hinterland napoletano che, con una mail anonima, aveva tentato di condurre gli inquirenti sulle tracce della banda che materialmente ha piazzato la bomba il 16 ottobre scorso (anche se il pm di allora, Carlo Villani, li aveva già individuati). Lo stesso Netti aveva escluso qualsiasi interesse della camorra nell’attentato contro Ranucci. Resta, dunque, in piedi l’intreccio Lavitola-Tavares dietro la bomba. E sull’identità del famoso Corrado potrebbe arrivare un aiuto con le dichiarazioni dei quattro arrestati attese nei prossimi giorni.

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