Leggi il settimanale

Un'intimidazione inaccettabile

Un magistrato ha tutto il diritto di esprimere un’opinione. Non ha il diritto di delegittimare un pezzo di elettorato, né di trasformare un referendum in una prova di purezza morale

Un'intimidazione inaccettabile

Rubo l’idea a Giovannino Guareschi, che nel 1948 aiutò a battere il Fronte popolare nelle urne con uno slogan così semplice da risultare devastante: «Dio ti vede, Stalin no». Mutano i tempi, cambiano i nomi, ma in Italia la questione torna sempre lì: la libertà. E oggi quello slogan può essere aggiornato senza perdere una sillaba di senso. Io proporrei di appendere per le strade d’Italia, girando con il secchio e la colla come una volta, un manifesto tutto in maiuscolo, senza fronzoli: «DIO TI VEDE, GRATTERI NO! VOTA SÌ».
Non è una provocazione spiritosa. È una risposta politica a un atto di intimidazione. Perché questo è accaduto: la punta di lancia del fronte contrario al referendum sulla giustizia, Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, ha deciso di spiegare il voto non con argomenti, ma con una lista di proscrizione. Ha dichiarato che chi vota Sì è un pregiudicato, un indagato, un mafioso, un massone deviato.
Chi vota No, per implicazione chiarissima, è un intoccabile.
Non serve interpretare, basta ascoltare.
Montanelli diceva che la gente non capisce l’ironia. Aveva ragione. Qui quindi conviene essere piatti. Gratteri ha scelto la strada dell’intimidazione.
Non ha detto: «La riforma è sbagliata per questi motivi».
Ha detto: «Se voti Sì, sei un losco». È una differenza enorme. Ed è il segno che il referendum, così come è stato impostato dal governo, fa paura a chi ha esercitato per decenni un potere senza contrappesi.
Il quesito è noto, anche se lo si finge incomprensibile: separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti; due Consigli superiori della magistratura, uno per i pm e uno per i giudici, estratti a sorte; un’Alta Corte, anch’essa sorteggiata, per i procedimenti disciplinari contro chi sbaglia. Non è la fine della giustizia. È l’inizio di una distinzione dei ruoli, come avviene in tutte le democrazie mature. Ma guarda caso, dove le carriere sono separate, i potenti passano guai seri. E questo evidentemente disturba.
Chiedetelo alle case reali di Spagna e d’Inghilterra.
Mi metto nei panni di chi, soprattutto al Sud, ha messo la faccia nei comitati per il Sì. Io, al posto loro, non starei sereno.
Perché quando il capo della più grande procura d’Europa parla così, il messaggio è chiaro: vi vediamo, vi ricordiamo, sappiamo chi siete. È per questo che capisco perfettamente Paolo Cirino Pomicino, che da uomo di mondo si è affrettato a dichiarare che voterà No, rifugiandosi nel club degli intoccabili. E capisco Clemente Mastella, che queste stagioni le ha viste tutte e sa come vanno a finire. Poi nell’urna faranno quello che vogliono, come tutti.
Ma in pubblico è meglio stare dalla parte giusta della barricata.
Per prudenza.
Il punto non è Gratteri come persona. Il punto è il metodo.
Un magistrato ha tutto il diritto di esprimere un’opinione. Non ha il diritto di delegittimare un pezzo di elettorato, né di trasformare un referendum in una prova di purezza morale.
Questo non è amore per la Costituzione. È difesa corporativa.
E qui Guareschi torna utile.
Perché il suo slogan non diceva che Stalin fosse cattivo. Diceva una cosa molto più semplice: non ti può controllare. Non può spiarti. Non può schedarti. Oggi vale lo stesso. Qualunque cosa tu pensi della riforma, qualunque voto tu voglia dare, una cosa deve restare intatta: la libertà di farlo senza sentirti addosso il fiato di una procura.
Per questo lo slogan funziona.
«Dio ti vede, Gratteri no». Non è un insulto. È una garanzia. Dio, se uno ci crede, giudica le coscienze. Gratteri no. Gratteri fa il magistrato. E fare il magistrato non significa dividere i cittadini in sospetti e puri in base a una scheda elettorale.
Questo referendum non è una resa dei conti. È una scelta. E come tutte le scelte democratiche deve poter essere fatta senza paura. Se vince il No, pazienza. Se vince il Sì, non casca il mondo. Ma se passa l’idea che chi vota “male” va marchiato, allora sì che abbiamo un problema serio.
E permettetemi un’ultima osservazione, senza appesantire.
Gratteri, con le sue parole, dimostra perché molti voteranno Sì anche al di là del merito tecnico dei quesiti.
Perché se questo modo di intendere il ruolo del pubblico ministero, e la rete di consenso che lo sostiene, dovesse prevalere, allora l’arroganza e l’impunità non avrebbero più argini. Non è un buon motivo per votare contro qualcuno. È un ottimo motivo per votare a favore della libertà.


Alla fine resta una verità elementare, che Guareschi, Montanelli e tutti quelli che diffidavano dei tribunali morali avevano capito bene: la libertà non ha bisogno di giustificazioni. Ha solo bisogno di non essere intimidita. E su questo, piaccia o no, Dio vede.
Stalin no. Gratteri neppure.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica