L’amante, la segretaria e la compagna. Adriana, Laura e Natalia: tre donne che diventano le fiaccole per accendere una luce nitida sul rapporto tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. Complici, confidenti e ambasciatrici: le carte dell’inchiesta raccontano ruoli e mosse delle tre donne che si ritrovano catapultate dall’osteria di Monteverde al centro di un intrigo politico e giudiziario. Natalia Potenza, compagna di Lavitola, diventata, con la sua deposizione di dieci ore un testimone chiave nell’inchiesta, rompe il silenzio e manda un avvertimento a Ranucci: «I figli non si toccano, non nomini più mio figlio che è anche un minore» dice al Giornale. Il messaggio è riferito al fatto che Ranucci abbia citato il figlio autistico della coppia Potenza-Lavitola. Ma in queste ore emerge il nome di Natalia anche per un secondo fascicolo: ha denunciato Lavitola a fine agosto per violenze su di lei e il figlio nell’ultimo periodo e in epoche precedenti.
L’altra protagonista è Laura Cianfoni, la tuttofare di Ranucci, che Natalia aveva (forse equivocando) registrato in rubrica con il nome- «Laura fidanzata di Ranucci» rischia di perdere il posto di lavoro a Fincantieri. Una fonte interna rivela al Giornale: «In azienda è stato avviato un approfondimento dopo le notizie apparse sui giornali circa il rapporto professionale tra Cianfoni e Ranucci. In particolare se la donna abbia mai collaborato a produzioni di Report. In quel caso sarebbe vietato dai regolamenti interni e rischierebbe di essere licenziata». In una conversazione con il Giornale Cianfoni, ex impiegata Cisl, aveva ipotizzato questo scenario: «Per questa storia sto avendo problemi sul lavoro». Nel nostro colloquio non si smarcava da Ranucci: «Giulia Presutti è andata da Lavitola? Sicuramente all’insaputa di Sig. Io e Giulia siamo amiche, andavamo a cena da Lavitola e in altri ristoranti di Roma».
La terza donna è Adriana Linhares de Lucena, brasiliana ed estetista trapiantata nella Capitale. Nelle carte è la «Mon amour» di Lavitola. È agguerrita: «Denuncio tutto, non sono più a Roma, sul mio conto leggo solo bugie, non sono a conoscenza di nulla, parlate con la moglie» risponde al Giornale. Timide con la stampa. Per loro parlano le carte. Cianfoni è un personaggio centrale: il nome compare nelle informative e nelle ordinanze. Soprattutto per la sua vicinanza a Ranucci. E ci sono due episodi agli atti della Procura che rivestono un significato investigativo. Il primo risale al 23 ottobre 2025, sette giorni dopo l’attentato contro Ranucci. Lavitola raggiunge via della Bufalotta a Roma dove abita Cianfoni. Alla stessa ora il ripetitore in via della Bufalotta aggancia le celle telefoniche delle utenze di Cianfoni e Ranucci. Cosa avevano da dirsi di così urgente da non poter attendere la classica cena al Bistrot? Il secondo è della notte del 4 luglio, giorno in cui Lavitola apprende di essere indagato quale mandante della bomba. Quando Ranucci e Lavitola si confidano (su cosa?) c’è sempre Lauretta (cit Ranucci). La notte del 4 luglio sarà Cianfoni a trasferire sul telefonino di Natalia le carte dell’inchiesta. Carte non ancora in possesso di Lavitola. Di Adriana le carte raccontano della donna destinataria di messaggi e progetti. A lei Lavitola confiderà l’operazione per portare Ranucci a Chigi. Amante conosciuta da Ranucci che in una videochiamata le chiede: «Hai una sorella per me?».
