Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:42
In evidenzaAggiornato alle ore 10:42
Magistratura

L’indagata ai domiciliari vuole il rilascio. “Sono incinta”

Nei giorni scorsi De Filippis, 22 anni, compagna di Pellegrino D’Avino, in carcere a Rebibbia con la stessa accusa, ha avuto delle complicazioni legate alla sua condizione

L’udienza per la banda: cercano di ottenere i domiciliari

È stata ricoverata qualche giorno in ospedale Marika De Filippis, considerata membro della banda di Avellino che per i pm avrebbe piazzato la bomba fuori dalla casa di Sigfrido Ranucci su presunto mandato di Valter Lavitola e del suo factotum camerunense Gomes Clesio Tavares. É l’unica del gruppo ai domiciliari con braccialetto elettronico, anche per via del suo stato di gravidanza. Nei giorni scorsi De Filippis, 22 anni, compagna di Pellegrino D’Avino, in carcere a Rebibbia con la stessa accusa, ha avuto delle complicazioni legate alla sua condizione. Scatenate da un «forte stress» emotivo e psicologico, riferisce il suo avvocato, Antonio Falconieri. La donna ha avvertito il suo legale e i carabinieri, prima di chiamare l’ambulanza. É stata ricoverata tre giorni per accertamenti e ieri è tornata a casa. Ma proprio per l’evolversi delle sue condizioni di salute il suo difensore potrebbe chiedere direttamente al gip un’attenuazione della misura. Nei giorni scorsi il Tribunale Riesame aveva già respinto la richiesta di revocare i domiciliari per sostituirli con l’obbligo di firma, ma alla base non c’erano le motivazioni di salute. Il quadro, sostiene il difensore, con l’avanzare della gravidanza giustificherebbe l’istanza. La donna viene descritta come provata dalla situazione e dalle accuse, compresa l’aggravante mafiosa contestata per le modalità dell’attentato al conduttore di Report. Anche lei, come gli altri, si era avvalsa della facoltà di non rispondere all’interrogatorio. Nell’ordinanza di arresto viene descritta come soggetto «di spiccata capacità criminale» con un «ruolo non marginale» nella «dinamica dell’azione» contro il giornalista. Anche lei avrebbe partecipato al sopralluogo fuori dall’abitazione di Ranucci sei giorni prima dell’attentato, con l’auto del tuttofare di Lavitola. E «pur priva di precedenti - scriveva il gip - ha dimostrato una competenza operativa superiore alla media, idonea a ottimizzare la sicurezza del gruppo». Gli avvocati degli indagati attendono le motivazioni con cui il Riesame ha rigettato le richieste di scarcerazione anche per gli altri membri del gruppo e poi ricorreranno in Cassazione. Sulla possibilità che possano parlare con i pm per chiarire il loro ruolo ancora nulla è deciso.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.