Quarantasette anni complessivi di carcere e diciotto condanne. La procura generale di Torino, dopo il parziale flop del primo grado, rilancia le sue richieste nel processo d’appello legato ad Askatasuna. Tutto ruota attorno al riconoscimento del reato di associazione a delinquere. Nel marzo del 2025 il tribunale torinese aveva comminato 18 condanne, con pene da cinque mesi a quattro anni e nove mesi. Ma la fattispecie più pesante era caduta durante le indagini preliminari, per decisione del Riesame e della Corte di Cassazione. Da lì, la decisione del ricorso della Procura presieduta da Lucia Musti: le prossime udienze sono state fissate per il 30 novembre e per il 25 gennaio. Per i procuratori generali Giancarlo Avenati Bassi e Manuela Pedrotta di dubbi non ce ne sono: Askatasuna - hanno ribadito ieri - è un «gruppo dedito alla commissione di delitti».
Quanto accaduto nelle piazze durante questi primi fine settimana autunnali e le violenze scatenate questa estate nei cantieri Tav di Chiomonte non fanno parte del processo in corso. Ma «Aska», come la chiamano gli antagonisti, ha continuato a mettere a ferro e fuoco il Nordovest nonostante il procedimento d’appello. Per il riconoscimento dell’«associazione a delinquere» serve che i magistrati provino l’esistenza di un leader, di una struttura gerarchica che abbia coordinato le azioni incriminate. Le carte processuali del primo grado avevano già chiarito come Giorgio Rossetto detto «Wallace» venisse considerato il capo dai militanti. Ma Rossetto non è da solo. Nel secondo livello persistono figure come Andrea Bonadonna, direttore del Festival «Alta felicità», quello da cui a luglio è partito l’assalto ai cantieri del Tav. E poi ancora la portavoce Dana Lauriola e altri protagonisti imputati che attendono l’esito giudiziario di «Operazione sovrano».
Ieri, fuori dall’Università di Torino, «Cambiare Rotta» si è radunata per protestare contro l’ambasciatore Maurizio Massari, ex rappresentante dell’Italia alle Nazioni Unite. La sua «colpa»? Aver criticato Francesca Albanese. Alla protesta ha partecipato anche il Collettivo universitario autonomo, filiale del centro sociale Askatasuna.
