L'aberrante proposta di censurare le idee, che tra l'altro viola apertamente gli articoli 2 e 21 della «Costituzione più bella del mondo», non è affatto una novità, né si vuole applicare solo contro i libri che non rispettano il «politicamente corretto», ma, ormai da parecchi anni, è diventata legge in molti Comuni, che arrivano a inserire la clausola antifascista addirittura nei Regolamenti per il decoro urbano. Tali prevaricazioni, almeno in un caso, non sono state supinamente accettate. Nel 2019, infatti, quando il Comune di Trapani proibì la libertà di pensiero nel proprio Regolamento per il decoro urbano, l'ingegner Giuseppe Bica, allora sindaco di Custunaci, e l'onorevole Michele Rallo chiesero all'Avvocato Augusto Sinagra di ricorrere contro tale provvedimento al Tar di Palermo, che in prima istanza negò la sospensione del provvedimento impugnato, ma che, in sede di appello, dovette rimettersi alla decisione del Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana (Ordinanza n. 797 del 13 dicembre 2019) che definì assolutamente illegittimo il «patentino democratico», perché lesivo dell'inviolabile diritto di manifestazione del pensiero.
Il Tar di Palermo
fu così costretto ad accogliere le ragioni dei ricorrenti (Sentenza 1241 del 15 aprile 2021), dimostrando così che esistono ancora «giudici a Berlino», le cui sentenze fanno giurisprudenza, e a cui si può far riferimento.