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La separazione delle carriere? Battaglia giusta e bipartisan

Oggi alla Sala Zuccari del Senato si è tenuto un convegno promosso dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera insieme all’ex diessino Cesare Salvi, sulle ragioni del Sì al referendum

La separazione delle carriere? Battaglia giusta e bipartisan
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"Il referendum sulla giustizia è un passaggio decisivo per riportare equilibrio tra i poteri dello Stato e rafforzare le garanzie dei cittadini". A dirlo è l’ex presidente del Senato Marcello Pera, senatore di Fratelli d’Italia, a margine del convegno per il Sì al referendum sulla Giustizia che si è tenuto oggi a Palazzo Madama. Secondo Pera il quesito referendario è "un'opportunità che va colta senza ambiguità" e non “una battaglia ideologica né contro la magistratura ma - ha aggiunto - una riforma necessaria per rendere il sistema più trasparente, responsabile ed efficiente, nel pieno rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza dei giudici". L’ex presidente del Senato ritiene che "la giustizia non può essere terreno di scontro permanente” ed è convinto che il sì non sia “una scelta di parte, ma un atto di responsabilità istituzionale” perché "riformare la giustizia significa rafforzare lo Stato di diritto e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni".

Con questo convegno "desidereremmo che si sparga lo spirito del '99" quando "noi introducemmo il giusto processo nella Costituzione. E quando dico noi, intendo dire centrodestra e centrosinistra. Fu una riforma praticamente unanime, tanto che non ebbe bisogno di un referendum", ha concluso Pera ricordando che quella riforma prevedeva che "il processo si forma nel contraddittorio tra le parti in condizioni di parità davanti al giudice terzo e imparziale". Il referendum, quindi, è “la conseguenza dello spirito del '99, cioè - sottolinea ancora Pera - diamo una sostanza al termine terzo e facciamo in modo che affinché il giudice sia terzo non debba dipendere nella sua carriera dai voti del pubblico ministero".

Anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassare ha invitato a votare sì “perché è una battaglia per i diritti fondamentali della persona umana che devono essere difesi anche nel processo”. E ha aggiunto: “L'articolo 24 della Costituzione stabilisce che i diritti sono ineludibili nel processo e quindi un giudice terzo, distinto dal PM, dal pubblico ministero, è fondamentale per questo nostro sistema costituzionale”. Il professor Nicolo Zanon, già vicepresidente della Corte Costituzionale e presidente del Comitato nazionale 'Si Riforma', nel corso dell'evento, invece, ha attaccato i sostenitori del No e le loro “accuse surreali” come il fatto che la riforma abbia un qualche collegamento con la loggia P2, con la mafia o addirittura la strage di Bologna: “Siamo di fronte a una campagna incarognita. C'e' un clima spiacevole a cui va contrapposto un atteggiamento positivo, possibilmente pacato e orientato a illustrare i veri contenuti della riforma e i benefici per i cittadini e le imprese". E infine: "Il fronte del No tradisce la Costituzione, pretende di difendere la Carta ma in realtà difende il potere dell'Anm che ha colonizzato il Csm con le sue correnti. Il nodo politico è il sorteggio, spazza via le correnti e priva l'Anm del suo ruolo all'interno del Csm".

Anche ex parlamentari di sinistra come Nicola Latorre e Cesare Salvi hanno partecipato al convegno per sostenere le ragioni del sì. "La posta in gioco di questa competizione referendaria è sostanzialmente riportare le attenzioni della giustizia sulla tutela dell'interesse, dei diritti del cittadino", ha detto il primo, fermamente convinto che “con la separazione delle carriere sarà più solida la tutela delle garanzie per la difesa” e che “sarà finalmente rotto l'assetto corporativo della magistratura” e si porrà fine anche al correntismo.

“È una riforma garantista dal punto di vista del diritto della difesa del cittadino, il garantismo non è di destra o di sinistra, vale per tutti, e in seguito all'introduzione del processo accusatorio e della legge sul giusto processo”, ha spiegato il secondo. Salvi ha, inoltre, ribadito che “la legge nell'articolo 104 dice con chiarezza che i magistrati, sia i giudici ministri che i giudici, sono indipendenti da ogni interferenza del potere politico”.

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