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La toga pro Report impone allo Stato di risarcire un clandestino

Caso Albania, Bile aveva già salvato Ranucci sulla multa per Sangiuliano

La toga pro Report impone allo Stato di risarcire un clandestino
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Ci mancava il risarcimento ai migranti che vengono mandati nel Centro di rimpatrio in Albania: siamo davanti al primo caso in cui il Viminale dovrà pagare settecento euro al 50enne algerino come disposto dal tribunale di Roma lo scorso 10 febbraio.
Questo nonostante il profilo penale del migrante parli di decine di condanne per detenzione e uso di stupefacenti, così come di diversi furti. E, infatti, era stato il Questore di Cuneo a chiedere il suo trasferimento in Albania: prima, da febbraio ad aprile del 2025, era detenuto a Gorizia. Il giudice che ha emesso questa sentenza è Corrado Bile, lo stesso che nel giugno del 2024 aveva emesso la sentenza «pro migranti» condannando la Presidenza del Consiglio, i ministeri della Difesa e dei Trasporti, il capitano della nave Asso 29 e la società armatrice Augusta Offshore a risarcire cinque dei 150 migranti consegnati alle autorità libiche nel luglio 2018.
«Che la Libia non sia un luogo sicuro costituisce, allo stato, acquisizione pacifica nella giurisprudenza di legittimità», aveva scritto. Ma è anche lo stesso che ha salvato il conduttore di Report Sigfrido Ranucci dalla multa di 150mila euro che il Garante della Privacy gli aveva inflitto per la divulgazione dell’audio tra l’allora ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini nel «caso Boccia». E che ha risparmiato 350mila euro a Il Fatto Quotidiano nella querela da parte di Eni.
Insomma, sarà forse tutto frutto di una estrema casualità, ma i precedenti creati da Bile hanno un certo impatto, perché segnano un prima e un dopo, come avvenuto nel caso dell’Albania. A commentare la decisione è il sottosegretario della Lega al ministero dell’Interno Nicola Molteni: «Si cerca di impedire in tutti i modi a un governo legittimamente eletto di difendere i propri confini. Un giorno tramite l’azione reiterata di medici progressisti e obiettori di coscienza al rimpatrio, un altro tramite azioni contrarie dell’Europa, poi con i risarcimenti per gli sgomberi come nel caso del Leoncavallo, e ancora con decisioni di giudizi schierati politicamente. Nonostante tutti questi ostacoli e impedimenti stiamo però facendo un grande lavoro ed è il motivo per cui dobbiamo proseguire con il disegno di legge immigrazione, per superare questo approcci ideologici variegati e diffusi che mirano a ostacolare una stretta quantomai necessaria in cui immigrazione e sicurezza sono due facce della stessa medaglia. Sulla questione dei medici mi preme sottolineare che nel ddl il tema dei rimpatri e del trattenimento è già presente a prescindere dall’inchiesta, e stiamo studiando il meccanismo migliore affinché la diagnosi medica non sia un elemento ostativo insuperabile per allontanare dall’Italia un immigrato irregolare pericoloso con precedenti penali».
Così come il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Il problema non è quello della cifra, ma è grave che si assista a una ennesima sortita della magistratura di stampo ideologico. Il clandestino ha sempre ragione. Il messaggio delle toghe, ritengo purtroppo politicizzate, è, come spesso accade, di resa all’ingresso dei clandestini.

Le nuove norme italiane, proposte dal governo al parlamento, la nuova politica europea di maggiore fermezza, ci portano a censurare questa decisione della magistratura, che dovrebbe sostenere le politiche di sicurezza dei confini, non boicottarle». In che perimetro, secondo alcuni magistrati, si può quindi muovere il governo? Sembra che i limiti superino di gran lunga i poteri.

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