Mago, santo, uomo: le metamorfosi di Fiore

Marcello Veneziani è noto e apprezzato soprattutto per la sua attività giornalistica

Mago, santo, uomo: le metamorfosi di Fiore

Marcello Veneziani è noto e apprezzato soprattutto per la sua attività giornalistica: assunto in Rai all'inizio della carriera, ha fondato e diretto periodici battaglieri, collabora con importanti quotidiani e settimanali e, con cadenza annuale, pubblica interessanti volumi di critica della società. Sarebbe però riduttivo, e ingiusto, limitarsi a considerarlo giornalista: Veneziani è uno scrittore a tutto tondo, e soprattutto un pensatore raffinato, come dimostrano opere quali Sul destino (1992), La sposa invisibile (2006), Dante nostro padre (2020) e la sua ultima fatica, La leggenda di Fiore (Marsilio), impreziosito da una immagine di copertina di Franco Battiato. Abbandonati i toni critici del polemista uso a ridicolizzare il potere con efficaci e caustici giochi di parole, Veneziani indossa qui l'abito del narratore, o meglio, il saio del monaco, dato che il Fiore del titolo è un omonimo di quel Gioacchino da Fiore, teologo e filosofo che, nel XII secolo, da cistercense si fece eremita e predicò l'avvento di una nuova era; dopo l'età del Padre, simboleggiata dall'Antico Testamento e il primo millennio dell'era cristiana, l'età del Figlio, era giunto il momento della terza età, quella dello Spirito Santo.

Il Fiore protagonista del romanzo, che incontriamo al momento della nascita e seguiremo fino alla morte, si muove in un non meglio specificato presente, fitto di risonanze mitiche e intrecci simbolici che rimandano a una dimensione spirituale dell'esistenza, quella, appunto, dominata dallo Spirito Santo. Se non si tratta di una colomba bianca, è comunque il Fato, o Destino, a guidare e ispirare le vicende terrene del nostro eroe, che, come il Fiore storico, abbandona tutto per avviarsi alla ricerca del senso della vita in un mondo che ha dimenticato persino di avere un senso.

Come in un Bildungsroman, vediamo il giovane Fiore crescere, maturare e fiorire, per poi lasciare dietro di sé una traccia di petali, non solo spirituali, che, se non cambieranno il mondo, saranno stati utili a migliorare, anzi, a trasmutare, il protagonista, che, di volta in volta, diventa mago, alchimista, cenobita, naufrago, padre, figlio e, infine, uomo. La strada percorsa, a volte faticosamente, a volte gioiosamente, attraversa il Mediterraneo e si spinge a Oriente, terra di incontri con uomini straordinari, abitata da mistici carnali e popolata da animali totemici.

Il lettore che ha familiarità con il pantheon culturale di Veneziani non faticherà a ritrovare i tanti accenni, più o meno espliciti, agli Imperdonabili cari all'autore: dall'Evola di Cavalcare la tigre al Nietzsche di Zarathustra passando per lo Jung chiosatore del Fiore d'oro e allo Scaligero dedito all'alchimia spirituale e così via, in un divertente carosello di filosofi mischiati a nani, ballerine e anche qualche prostituta, più o meno sacra, ma sempre più dignitosa di tanti intellettuali.

Appare anche, trasparente metafora della confusione attuale, una coppia di Papi, Pietropaolo e Gesumino, il primo attivo nelle favelas e il secondo intrepidamente intento a difendere l'integrità spirituale di quel che resta di una Chiesa in macerie, abbandonata dallo stesso Pastore.

Nelle parole di Fiore rivolte a dei ragazzini è esposto il credo del protagonista, alter ego dell'autore: «Adorate Dio, amate la patria, venerate la famiglia, ve lo dice uno che abbandonò la sua famiglia da ragazzo e non ne formò una nuova, lasciò la sua patria e fu inquieto con Dio e la religione. E soprattutto fate la cosa giusta anche quando non vi vede nessuno, perché vi vedono gli Dei: e l'onore è dar conto agli Dei».

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