Mariella Burani, bilancio senza revisione Azienda a rischio crac

Potrebbe essere il nuovo caso - negativo - di piazza Affari. È bufera sul gruppo Mariella Burani, su cui si allunga l’ombra del fallimento. Sono state sospese a tempo indeterminato le azioni della casa di moda emiliana, a seguito della perdita semestrale di 142 milioni di euro che ha portato il patrimonio netto in negativo, costringendo l’azienda a convocare l’assemblea per l’azzeramento del capitale sociale. Nel frattempo sono scattate forti vendite su Antichi Pellettieri (-18% a 0,79 euro), l’altra società di moda che fa capo alla famiglia reggiana: rosso semestrale di 29 milioni e netto calo di tutti i principali indicatori, dal fatturato ai margini, anche per via di crediti infragruppo non riscossi. Ma non è finita: il revisore Mazars ha negato la certificazione dei bilanci di entrambe le società.
Duro il giudizio di Borsa italiana che sottolinea la «notevole incertezza in merito alla possibile evoluzione della situazione societaria, economica, finanziaria e patrimoniale». Altrettanto preoccupante il commento degli stessi membri del cda che, nell’approvare i conti, hanno parlato di «significativi elementi di incertezza in merito alla capacità dell’impresa a continuare la propria attività».
Non basterà a riportare il sereno il cda straordinario annunciato da Mariella Burani Fashion Group (Mbfg), per elaborare un piano di ristrutturazione e un aumento di capitale da 100 milioni. Verrà in parte sottoscritto dalla proprietà, ma la cifra potrebbe non essere sufficiente alla luce di un debito lievitato fino a quasi mezzo miliardo (Mediobanca e Kpmg lavorano da mesi come consulenti per la rinegoziazione dell’esposizione con le banche). C’è anche il nodo del partner. Tante le voci, ma su questo punto gli analisti sono concordi: non serve solo un supporto finanziario, ci vuole un nome industriale forte, che affianchi il gruppo sul fronte strategico.
Certo è che la famiglia Burani (che in Borsa controlla anche Bioera e Greenvision Ambiente) non è campione di trasparenza, come confermano nelle sale operative. Lunga la serie di mosse che hanno fatto discutere. Nel giungo 2006, in pieno boom borsistico, lo scorporo di Antichi Pellettieri (a 7,77 e ora sotto 1 euro) e la quotazione al mercato Aim di Londra della capogruppo Burani Designer Holding. Operazione tutt’altro che fortunata: partito da oltre 8 euro, il titolo è stato ritirato lo scorso giungo quando valeva appena 5 centesimi!
Senza dimenticare lo «strano buy back». Siamo nel luglio del 2008 e i Burani annunciano di voler ricomprare tutte o parte delle azioni circolanti di Mbfg. Alla fine si accontenteranno del 15%: quasi 80 milioni spesi per lasciare di fatto le cose come prima. Per finire con l’annuncio recente di una possibile fusione tra Mbfg e Antichi Pellettieri: neanche tre anni dopo che erano state separate.

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