Marinai abbandonati nei porti: il cardinale Bagnasco chiede «attenzione e giustizia»

Sono circa venti le navi, solo in Italia, i cui equipaggi vengono «lasciati a bordo» per problemi finanziari. Non esistono dati certi sugli altri porti del mondo, né regolamenti in grado di risolvere il problema. Un primo passo è stato compiuto da Capitanerie e Vaticano

Restano a terra, come sospesi nel vuoto. Perché la terra non è quella della gente normale: casa, lavoro, affetti, famiglia. Ma non è più neppure quella «liquida»: il mare tanto sognato o, comunque, scelto come sede di lavoro. Restano nei porti, abbandonati sulle navi, perché le società di navigazione falliscono, gli armatori spariscono, le stesse imbarcazioni, magari, finiscono pignorate. Gli Stati non se ne curano.
Uomini che sembrano non esistere più: è la sorte triste e difficile dei tanti marinai costretti a terra dalle leggi di mercato, ma soprattutto da piccole e grandi speculazioni. Una ventina di navi solo in Italia, una trentina circa (ma non esistono dati certi) nel mondo. Il problema è stato affrontato da un incontro tra il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e l'ammiraglio Raimondo Pollastrini, comandante generale delle Capitanerie di porto. Al termine, i due hanno firmato a Roma una dichiarazione di intenti per «incrementare le possibilità di collaborazione» nel campo dell'assistenza ai marittimi, in particolare quelli vittime dell'abbandono delle navi.
Un accordo volto, ha spiegato il cardinale, «a migliorare l'assistenza ai marittimi sulle navi e nei porti via terra, perchè si sentano soli il meno possibile, lontani come sono da casa e dai loro familiari, e per venire incontro a tutte le loro esigenze per quanto è possibile».
Bagnasco ha definito particolarmente «grave» il problema dei marittimi abbandonati, che merita «attenzione» e «molta delicatezza». Ma soprattutto merita che vi si risponda «con la massima giustizia». Si parla di circa 20-25 navi abbandonate nel mondo, una decina in Italia, come ha spiegato l'ammiraglio Pollastrini. «Ciò significa circa 50, 60 lavoratori abbandonati, ma - ha aggiunto - sono dati che non danno il senso vero della gravità del fenomeno dal punto di vista umano e sociale». Un dossier elaborato dalle Capitanerie di porto, diffuso oggi nell'ambito del II Convegno internazionale sul welfare della «Gente di mare» («Nè in terra, nè in mare») che ha fatto da cornice alla firma dell'accordo, aveva rilevato, a marzo 2010, venti navi abbandonate nei porti italiani.
Le difficoltà a superare il problema «sconosciuto» dei marittimi abbandonati, ha affermato l'ammiraglio Pollastrini, sono «di carattere finanziario» mentre, ha aggiunto, «attualmente non è previsto nessun argomento di garanzia a favore di questi marittimi da nessuna normativa internazionale, per cui ci muove ancora sul piano del volontariato», piano su cui la Chiesa con il servizio di apostolato del mare realizzato nei porti dalle Stella maris diocesane è particolarmenteattivo. «È un fenomeno - ha quindi auspicato l'ammiraglio Pollastrini - che va affrontato con le misure giuridico-legislative che noi speriamo possano essere adottate a livello internazionale».

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