Maschile e femminile, domande degne di Freud

Carissimo Granzotto, mi permetta di tornare sul Costa Rica. E anche sul minimum, aggettivo, che dovrebbe concordare con discipulus. Il Costa Rica mi ricorda un colloquio con Sandra Artom, esattamente alla sede del Giornale. Chiedevo, a titolo di favore personale, di lasciare in un mio pezzo la Venezuela, volendo accentuare la sua origine di «piccola Venezia». Mi disse: «non posso»; e aggiunse: «noi diciamo perfino il Costa Rica». Mi trattenni a stento dal ribattere: «e allora dite anche il Nigeria, così infrancioserete del tutto». L’uso è sovrano, ma l’etimologia dovrebbe tenerlo a freno. Ciò che avviene in altre lingue, per contro, non dovrebbe riguardarci. Altrimenti ascolteremmo un opera senza apostrofo e ci riposeremmo il domenica (ancor meglio, el domingo).
Interessanti le squadre di calcio: il Messina incontra la Lazio, benché le città siano femmine e il Lazio maschio. Tutto sta nelle associazioni, non solo mentali, ma sportive, che un tempo erano club, come il più antico, il Genoa. Le manderò poi un mio sfogo contro i grammatici che impongono ai giornalisti di scrivere gli pneumatici o lo gnocco. Gli autori oscillano, ma a me uno gnocco rimane in gola.


Membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei

Giusto, carissimo Mathieu, basta con questo infranciosarsi addosso. Però, per non infranciosare, ci ritroviamo a dire «il Belgio» mentre l’etimologia - che lei m’insegna dovrebbe tenere a freno l’uso comune – vorrebbe si dicesse «la Belgio». Che pasticcio! Se, come lei osserva, in bocca degli sportivi (bocca buona, per altro. Pensi a Biscardi) Messina diventa maschio e il Lazio femmina si salvi chi può (però, ora che ci penso, sotto questo punto di vista la Sicilia è piena di sorprese. Nella parlata locale l’organo sessuale maschile è declinato al femminile e quello femminile al maschile. Una bizzarria che non si riscontra in altre lingue o dialetti. Vorrà significare qualche cosa? Ah, l’avesse saputo Freud! Ci avrebbe scritto un trattato). Per tornare ad argomenti più seri o comunque apparentemente tali, vedo che lei, alla fin fine, privilegia l’eufonia, giustamente rifiutando di pronunciare «gli pneumatici» e «lo gnocco», eppure vivamente consigliati dai grammatici. Che come ciascun sa, valgono meno dei pratici. Ed è proprio per quello, per compiacere il mio orecchio, che preferisco «il» a «la» Costa Rica. Allorché Pietrone, leggendario viareggino celebrato da Carlo Laurenzi, rievocava i suoi trascorsi nordamericani si riferiva sempre alla Nevada, femminile, che in bocca sua (bocca toscana, quindi difficile) suonava giusto. Ora non voglio blandirla per farmi perdonare i numerosi strafalcioni che m’escon dalla penna, ma sa cosa le dico? Che scritto da lei «la Venezuela» mi va benissimo ed anzi, mi piace pure. Se però lo scrivessero Antonio Tabucchi o Furio Colombo, chissà perché mi parrebbe invece affettato, smorfioso: insomma, ridicolo (che si aggiungerebbe ad altro loro frequente ridicolo, ma questo è un altro discorso).
Paolo Granzotto

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