Un tavolo come centro di gravità permanente. Rotondo, perché in questo caso non c'è capotavola, non c'è destra né sinistra, né posizioni privilegiate. Non ci sono spigoli e, se si cercano quelli, sono piuttosto nelle storie individuali che affiorano dalle protagoniste. Al centro della tavola calano le carte ma anche le rivelazioni: i rapporti con i mariti, i partner, i figli, le aspirazioni deluse, i compromessi con la realtà e la società.
A La Cavallerizza del Teatro Litta da oggi a domenica va in scena Due partite di Cristina Comencini, già libro e pellicola cinematografica con la sceneggiatura della stessa Comencini e la regia di Enzo Monteleone (era il 2009), successivamente piéce teatrale che passò al Teatro Manzoni nel 2017 con la regia di Paolo Rota, e oggi di nuovo in città nell'allestimento interpretato e diretto da un poker di attrici che rispondono al nome di Cecilia Broggini, Ancilla Oggioni, Beatrice Beltrani e Sabra Del Mare.
Commedia teatrale in due atti, Due partite è la storia di due generazioni di donne, rappresentate all'interno di un appartamento: le prime sono Claudia Broggini), Gabriella (Oggioni), Sofia (Beltrani) e Beatrice (Del Mare), quattro amiche degli anni Sessanta che si ritrovano a giocare a carte. Tra una mano e l'altra, come avviene in tutte le partite a carte, l'occasione è buona per chiacchierare, rivelare, confidarsi e ammettere e, involontariamente, raccontare al pubblico cosa fosse la vita delle donne, tra sogni, frustrazioni e ruoli imposti, in quel preciso momento storico. Il secondo atto accade negli anni Novanta e tante cose sono cambiate: a ritrovarsi in quel soggiorno, più attorno a un divano che a un tavolo, sono le figlie di quelle donne: Cecilia, Sara, Rossana e Giulia. L'occasione non è più una partita a carte, bensì un funerale di una madre.
Una partita, comunque, va in scena. La semplicità della storia, la sensibilità della scrittura hanno reso film e piéce un piccolo oggetto di culto. "Si tratta di una commedia molto sottile, i cui punti di forza sono la malinconia e la leggerezza nel trattare temi profondi spiega Ancilla Oggioni La decisione di metterla in scena viene dal fatto che anche noi interpreti siamo quattro vecchie amiche. Tra di noi esiste un'alchimia che pensavamo potesse adattarsi bene a questa storia. Anche perché alcune di noi sono passate da momenti analoghi a quelli vissuti dalle protagoniste. Con il placet di Cristina Comencini, e nel rispetto rigoroso del suo testo e delle battute originali, abbiamo cercato, come attrici, di aggiungere ancora più leggerezza. Abbiamo cercato di inserire un sorriso in più, rispetto al film che molti ricordano". L'occasione di portare in scena Due partite viene da una sorta di benevola "raccomandazione": Sabra Del Mare spiega Ancilla Oggioni conosce Paola Cortellesi, una delle interpreti del film, e grazie a lei siamo arrivate a Cristina Comencini, che da subito è stata ben disposta verso il nostro progetto". Il brainstorming tra le quattro attrici ha generato i ruoli in modo naturale: "Ci siamo suddivise i ruoli in modo spontaneo". Il cambio di epoca viene prevedibilmente affidato ai costumi mentre la scena "resta pressoché immutata se non fosse che molti mobili e oggetti sono coperti da teli bianchi, tipici delle case che vengono chiuse". E forse a restare immutate sono gran parte delle dinamiche tra i personaggi in scena: "Vediamo gli anni Novanta come moderni, più che contemporanei conclude Oggioni Dagli anni Sessanta tante cose sono cambiate, ma certi condizionamenti per le donne restano identici.
Anche se ci fosse stato un ipotetico terzo atto nel 2026, si dovrebbe ammettere che le donne, se vogliono avere una famiglia, sono ancora nella posizione di dover calibrare con attenzione i propri sogni e le proprie aspirazioni".