Maxi evasione internazionale: nella rete finisce pure il calcio

MilanoÈ un lungo elenco che va dalla «A» di A.C. Cesena - la squadra di calcio, e non sarà l’unica - alla «Z» di Zowart, agenzia specializzata in brand e campagne pubblicitarie. Nel mezzo, colossi dell’acciaio, grandi nomi del Made in Italy, società farmaceutiche, telecomunicazioni, imprese medie e piccole, singoli professionisti. È il grande calderone dell’evasione fiscale internazionale. È il tesoro fantasma nascosto all’erario, e su cui ora indagano magistrati e guardia di finanza. Ieri, la maxi operazione coordinata dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano: cento reparti delle fiamme gialle hanno perquisito le sedi di 280 società in tutta Italia, sospettate di aver messo a bilancio fatture per operazioni inesistenti, per un valore stimato attorno ai 150 milioni di euro. Ancora una volta, c’è di mezzo un faccendiere svizzero. Giuseppe Guastalla, arrestato nell’ottobre scorso per riciclaggio all’estero di denaro proveniente da appropriazione indebita ed evasione. Era a lui che si rivolgevano coloro che intendevano truccare i conti. E sono i suoi clienti, quelli finiti in questa nuova lista. L’ennesimo spaccato di un Paese parallelo dalla contabilità off shore.
Cesena calcio, dunque, ma non solo. Perché a fare compagnia alla squadra romagnola (a cui è contestata la somma di 90mila euro per il 2007) ci sono anche altre cinque società. Due di serie A: il Catania (450mila euro per il 2005) e l’Udinese (976mila euro dal 2004 al 2006). Scendendo di categoria, le perquisizioni della Finanza hanno raggiunto l’Empoli (70mila euro per il 2006), la Reggina (un milione e 950mila euro dal 2005 al 2008) e l’Ascoli (89mila euro per il 2006). I presidenti (Franco Soldati, Antonio Pulvirenti, Igor Campedelli, Fabrizo Corsi, Roberto Benigni) sono finiti nel registro degli indagati. Anche la Federcalcio si è mossa. La Figc, infatti, ha chiesto alla procura di Milano - titolare del fascicolo - di poter accedere agli atti, per verificare la possibilità di aprire una indagine interna. I club garantiscono: «I nostri conti sono in ordine». Si vedrà. Resta il fatto che, a partire da ora, le Fiamme gialle inizieranno un lungo lavoro di verifica e controllo della documentazione sequestrata. Per capire, tra le altre cose, quali delle 280 società nel mirino abbia già beneficiato dello scudo fiscale. Trovando così la scappatoia alla maxi inchiesta milanese che allo stato conta 307 indagati.
Nella «lista Guastalla», però, ci sono altri nomi eccellenti. Su tutti, quelli di Fastweb e di Eutelia. La prima, nel 2007 e nel 2008, avrebbe fatto viaggiare circa un milione e mezzo di euro attraverso la New Stalhlplus distribution Gmbh. La seconda, mentre metteva in strada i suoi dipendenti sotto i colpi di un fallimento imminente, avrebbe truccato i bilanci muovendo contanti su conti esteri per circa un milione e mezzo di euro, tra il 2005 e il 2008, avvalendosi di diverse società, dalla Cartesio Engineering system, alla Stornoway B. V. e Univer Gmbh. Nomi vuoti. Sistemi per moltiplicare i passaggi cartolari, e creare riserve di denaro nei paradisi fiscali. Ma c’è anche Poltrona Frau spa del vicepresidente Matteo Montezemolo, che nel 2005, 2007 e 2008 passa attraverso la Cartesio qualcosa come quarantamila euro. E sempre alla stessa società si è rivolta (nel 2006 e nel 2007) l’agenzia di scommesse Bwin Italia srl.
L’elenco, poi, vira verso l’anonimato. Un vasto sottobosco di presunti evasori nel quale compaiono studi legali, calzaturifici, tabaccherie, autosaloni, immobiliari, manifatture, farmaceutiche, imprese edili, piccole editrici, varie srl (inclusa una riconducibile al pornoattore Rocco Siffredi), liberi professionisti, signori nessuno (non più per il fisco).
Un esercito di contribuenti mancati su cui ora la guardia di finanza (che a pochi giorni dalla festa per il 236° anniversario dalla fondazione inizia l’analisi del monte di documentazione sequestrata) dovrà fare luce. Fondi occulti che arrivano a Panama o alle Isole Vergini passando per decine di società di facciata con sede in Austria, Svizzera, Olanda, Inghilterra. Un vortice finanziario il cui unico scopo era quello di abbattere il carico tributario. Perché - se non tutti - così fanno in molti. Piangendo miseria in Italia, e accumulando tesori all’estero.

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