Meloni: "La trasgressione è non farsi"

Viaggio del Giornale.it nel mondo giovanile in occasione del lancio del romanzo inchiesta Unhappy hour. Il ministro accusa i cattivi maestri e la sottocultura post-sessantottina: "La vera trasgressione è l’autonomia del pensiero libero"

Meloni: "La trasgressione è non farsi"

Roma - Dito puntato contro "quei cattivi maestri che dal cinema, dalla televisione, dalla musica, bombardano incessantemente i giovani con messaggi fuorvianti". Ma non solo. Anche la sottocultura post-sessantottina, rea di aver propinato "un’assurda teoria secondo cui a fianco delle droghe che fanno male ci sarebbero quelle innocue". Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, non fa sconti e si fa baluardo per la tolleranza zera all'abuso di stupefacenti e alcolici. "La scuola, la famiglia, la società - spiega il ministro - hanno colpe solo se, per indifferenza o disimpegno, abdicano al loro ruolo educativo nei confronti dei giovani". Da qui l'impegno per una campagna per sensibilizzare i giovani e combattere un fenomeno - quello dello sballo - che sta distruggendo troppe vite.

Ministro Meloni, senza volerlo demonizzare, il divertimento sta diventando sempre più sinonimo di "sballo" e "trasgressione". Perché?
"Penso che il problema di fondo sia la sottovalutazione dei rischi legati ai fenomeni degenerativi come l’uso di droghe e l’abuso di alcol, connessa all’idea che la trasgressione che porta all’eccesso sia un elemento di distinzione dagli altri, un modo per sentirsi migliori, più 'fighi', per spiccare dalla massa. Ad alimentare questa mentalità contribuisce sicuramente l’opera dannosissima di 'cattivi maestri' e modelli sbagliati che dal cinema, dalla televisione, dalla musica, bombardano incessantemente i giovani con messaggi fuorvianti. Ma non solo: se è vero che il divo del cinema o il cantante del momento che inneggino alla droga danno un pessimo esempio, altrettanto ha fatto il diffondersi della sottocultura post-sessantottina circa l’approccio con la dimensione degli stupefacenti, che propina un’assurda teoria secondo cui a fianco delle droghe che fanno male ci sarebbero quelle innocue, o addirittura 'di tendenza'. Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno, e cioè che la vera trasgressione sta nel non 'farsi', che chi si lascia trascinare è tutt’altro che un modello da imitare, ma un perdente. Questa è vera rivoluzione: mettere davanti a tutto l’autonomia del pensiero libero, che è sempre più forte di ogni condizionamento, di ogni catena, di ogni bavaglio."

L'abuso di alcolici e un più facile accesso agli stupefacenti rendono le nuove generazioni sempre più a rischio. Problema sociale o educativo?
"Entrambe le cose: perché se da un lato la maggiore facilità di accesso agli stupefacenti rappresenta un incremento del rischio, dall’altro è innegabile che davanti ad un giovane consapevole, informato e formato sui rischi connessi all’assunzione di droga o all’abuso di alcol non c’è lusinga o facilitazione che valga: se sa dire no, dirà no a chiunque e a qualunque condizione."

Quali sono i rischi maggiori connessi allo sballo?
"Sicuramente quelli connessi alla salute. Del potere distruttivo di droghe come eroina e cocaina la consapevolezza è ormai, per fortuna, pressoché universale. Molto diffusa anche la conoscenza dei rischi legati all’assunzione di ecstasy e droghe sintetiche, di cui anche la singola assunzione può risultare fatale o comunque provocare danni devastanti al fisico. Ma sono sempre più numerosi gli studi clinici e le indagini scientifiche che dimostrano al di là di ogni dubbio come anche le droghe cosiddette 'leggere' possano ingenerare pericolosi disturbi mentali e della personalità, contro i quali spesso le terapie riabilitative riescono a fare ben poco."

Cosa possono fare la società e la politica per combattere questa piaga?
"E’ ormai un dato di fatto che la repressione, per quanto efficace, non basta da sola: occorre soprattutto un’articolata opera di prevenzione, incentrata soprattutto sulla diffusione di una corretta informazione, sulla sensibilizzazione dei giovani, e sull’accompagnamento di questi ad una seria e consapevole presa di coscienza dei rischi. E’ proprio questa la strada intrapresa dal ministero della Gioventù per affrontare, ad esempio, la questione di un errato approccio con l’alcol, che ogni anno miete migliaia di giovani vittime: penso all’Operazione Naso Rosso, pensata per esortare gestori di locali, buttafuori, barman e dj a scendere in campo per primi ogni sabato sera facendosi 'testimonial attivi' di buone pratiche, spiegando ai ragazzi i rischi correlati al mettersi al volante in preda ai fumi dell’alcol, o anche semplicemente un po’ su di giri."

La scuola ha colpe? Può fare qualcosa?
"La scuola, la famiglia, la società hanno colpe solo se, per indifferenza o disimpegno, abdicano al loro ruolo educativo nei confronti dei giovani, e rinunciano al creare quei modelli positivi e sani che da sempre rappresentano l’unica alternativa forte alla subcultura dello sballo. E’ proprio da loro, dalla famiglia prima di tutti, che devono arrivare messaggi forti e chiari ai giovani su ciò che è giusto e ciò che non lo è." 

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