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La morte di Beatrice è il peggiore incubo

Le accuse formulate dagli inquirenti descrivono un quadro agghiacciante di presunti maltrattamenti protratti nel tempo e aggravati dall'esito mortale

La morte di Beatrice è il peggiore incubo
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Caro Direttore Feltri, leggo gli sviluppi sul caso della piccola Beatrice, la bambina di due anni morta a febbraio a Bordighera, e mi sento sconvolta come madre e come donna. Le accuse formulate dagli inquirenti nei confronti della madre e del compagno descrivono un quadro che fa rabbrividire: una bambina che, secondo quanto emerge dall’inchiesta, avrebbe subito violenze, umiliazioni e maltrattamenti prima di perdere la vita. Ciò che mi tormenta, però, è un’altra domanda. Come può una madre assistere alla sofferenza del proprio figlio e non proteggerlo? Come può l’amore per un uomo prevalere sul dovere assoluto di difendere una creatura indifesa? Sono interrogativi che mi tolgono il sonno.

Gabriella Di Giacomo
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Cara Gabriella, esistono fatti di cronaca che indignano, altri che fanno rabbia e altri ancora che lasciano semplicemente senza parole. La vicenda della piccola Beatrice appartiene a quest'ultima categoria.

Nei giorni scorsi la Procura ha disposto l'arresto del compagno della madre, dopo che la stessa madre era già finita in carcere. Le accuse formulate dagli inquirenti descrivono un quadro agghiacciante di presunti maltrattamenti protratti nel tempo e aggravati dall'esito mortale. Nel telefono dell'uomo sarebbero state trovate immagini della bambina con segni di percosse e persino un video che la mostrerebbe costretta a fumare mentre gli adulti ridevano. Circostanze che, se confermate in giudizio, appartengono più all'orrore che alla cronaca. Ma c'è un aspetto che colpisce più di ogni altro. La figura della madre. Non hai torto, anzi comprendo il tuo sconcerto. Noi siamo abituati a pensare alla maternità come all'ultimo baluardo. Possiamo immaginare un padre vigliacco, un compagno violento, un estraneo malvagio. Ma continuiamo a credere che una madre, davanti al dolore del proprio figlio, rappresenti la linea che nessuno può oltrepassare. Quando quella linea cede, quando la protezione si trasforma in complicità, quando l'istinto materno sembra spegnersi, il senso di smarrimento diventa assoluto. Secondo l'accusa, non ci sarebbe stata soltanto la mancata difesa della bambina. Ci sarebbe stato addirittura il tentativo di nascondere la realtà dei fatti simulando un malore dopo che la piccola aveva già subito conseguenze gravissime. È una contestazione che, se accertata, aggiungerebbe orrore all'orrore. La scena di adulti che, anziché chiamare immediatamente i soccorsi, tentano rimedi improvvisati per una bambina in condizioni disperate, anzi in fin di vita, è qualcosa che lascia sgomenti. Acqua e zucchero, bagni di acqua fredda, come se si potesse rianimare così un corpicino trucidato. Non siamo davanti a un errore. Siamo davanti, almeno secondo l'impianto accusatorio, a una totale assenza di responsabilità verso una creatura di due anni. Non provo alcuna indulgenza verso chi maltratta un bambino. Nessuna. E ne provo ancora meno verso chi avrebbe il dovere naturale e morale di proteggerlo.

I bambini non hanno strumenti per difendersi. Non possono denunciare. Non possono fuggire. Non possono chiedere aiuto come farebbe un adulto. Dipendono completamente dagli uomini e dalle donne che li circondano. Per questo i reati contro i minori suscitano una ripugnanza particolare. Se le accuse verranno confermate, non parleremo soltanto di violenza.

Parleremo del tradimento più grave che un adulto possa compiere: tradire la fiducia assoluta di una bambina che aveva il diritto di sentirsi al sicuro tra le mura di casa. Con la sua mamma.

Ed è forse questa la parte più insopportabile dell'intera vicenda. Beatrice aveva due anni e si fidava degli adulti che avrebbero dovuto amarla.

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