C’è una città che ha uno stadio di calcio da 32mila posti e un palazzetto da 5500: il primo è sempre quasi vuoto, il secondo è sempre pieno, ma tra poco potrebbero essere accomunati dallo stesso destino. Trieste è stata la città di tanti eroi del calcio (Rocco, Maldini, Cudicini, tanto per fare dei nomi) ed è una delle capitali del basket italiano, anche per numero di scritti alle giovanili: nel primo caso tutto è andato di nuovo a ramengo, grazie a una proprietà americana che ha portato la Triestina ad avere 24 punti di penalità e quindi a retrocedere in serie D; nel secondo tutto è rinato nel 2004 dalle ceneri della vecchia società, la squadra sta per fare i playoff, ma di nuovo tutto potrebbe dissolversi. La proprietà? Americana pure quella.
Insomma qui c’è da fare un appello. Siccome arriva l’Nba in Europa e vuole che una delle squadre italiane sia a Roma, ecco la grande idea di comprare i diritti di Trieste e spostarli nella Capitale, dove il basket in questo momento è un po’ in secondo piano. In pratica: togliere la squadra lì dove c’è passione e trapiantarla per cercare di alimentarne una che non c’è più. In fondo tra americani ci si intende, ed è lo show business bellezza. Ma siccome noi siamo ancora dalla parte del cuore (il portafoglio di solito sta nella tasca opposta), appoggiamo l’appello di chi, nel derby contro Udine, ha lanciato lo slogan “Tutto questo non deve finire”: “Vogliamo far prendere coscienza alle persone del patrimonio sociale, sportivo e culturale che rappresenta la pallacanestro Trieste – ha detto un tifoso al microfono prima del derby contro Udine – Al Palazzetto ci sono centinaia e centinaia di ragazzini che si stanno appassionando, una generazione che perderemo”.
Trieste è l’ultimo lembo d’Italia ad est prima dell’infinito, e questi tifosi riuniti in Consorzio rappresentano solo l’1% del capitale sociale.
In città gli imprenditori non mancano, neppure l’interesse politico dovrebbe mancare, eppure finora si è mossa solo una petizione su change.org che ha raccolto finora oltre 5000 adesioni. Ecco: se vi piace ancora l’idea che lo sport non debba essere solo denaro, metteteci una firma, ovunque voi siate. A volte anche l’infinito ha un punto di partenza.