Cronache

Mense, Tursi alza i prezzi e critica il governo

Mense, Tursi alza i prezzi e critica il governo

Sono state assolte le mele mangiate dai bambini della scuola di Manesseno, ma l’assessore comunale ai Servizi educativi, Paolo Veardo non rinuncia alla polemica. A senso unico: contro il governo. «Il Governo - spiega - ha speso 15 milioni di euro per distribuire frutta nelle scuole, sarebbe stato meglio che quei soldi finissero ai Comuni virtuosi come il nostro che distribuiscono frutta biologica da dieci anni. Siamo rimasti sorpresi quando il Governo ha fatto la promozione della frutta nelle scuole, un’iniziativa sperimentale per 20 giorni, alla quale potevano aderire per libera scelta le scuole, come ha fatto quella di Manesseno - aggiunge l’assessore -. Inoltre il Governo ha fatto un accordo con le Regioni mentre le mense sono gestite dai Comuni e noi da 10 anni favoriamo il consumo della frutta al posto delle merendine e portiamo frutta fresca, di filiera corta, nelle classi». In sostanza: «Quel che è successo a Manesseno è sicuramente una situazione episodica - conclude Veardo - ma il meccanismo è sbagliato. La nostra frutta arriva intera e bisogna imparare a sbucciarla, mentre quella arriva in sacchetti ed è già tagliata a pezzi».
L’occasione di attaccare l’esecutivo è la presentazione di una iniziativa di Tursi a favore della migliore conoscenza dei nidi d'infanzia comunali che si aprono alla città. Lo ha deciso la direzione Politiche Educative che invita genitori e cittadini, lunedì prossimo, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17, a visitare un nido in ciascun municipio. «L'obiettivo è quello di far osservare il funzionamento - ha spiegato Veardo - ma anche lo svolgimento delle attività e la buona qualità». Potranno così essere visitati il nido d'infanzia Oleandro in via Balbi 83r (Centro Est); Lilliput in via Bologna 21 (Centro Ovest); il Girasole in piazza Romagnosi 2 (Bassa Valbisagno); Cantaegua in via Mogadiscio 49b (Media Valbisagno); Alice in via Isocorte 10a (Valpolcevra); Castello Raggio in via Gattorno 6 (Medio Ponente); Nuvola in via Calamandrei 57 (Ponente); Fata Morgana in via Medaglie Oro 1 nel Medio Ponente e il nido d'infanzia Villa Stalder di via Priaruggia 50 a Levante. «La scelta dei nidi è puramente casuale - hanno detto i promotori dell'iniziativa - permetterà di osservare i metodi di lavoro, condividendo i luoghi di accoglienza dei bambini; agli ospiti sarà richiesto di rispettare le regole di salvaguardia e sicurezza a tutela dell'igiene dei più piccoli e dell'ambiente. Sono inoltre previste nuove aperture nei mesi di aprile e maggio, in occasione delle prossime iscrizioni». L'assessore ieri mattina ha presentato anche la «Guida per le famiglie», l'offerta ossia ai servizi educativi per i bambini e le bambini dai 3 mesi ai 6 anni distribuiti sul territorio cittadino. Il Comune aderendo all'associazione internazionale delle «Città educative» si è impegnato a qualificare i servizi per l'infanzia, in modo tale che i genitori possano scegliere il proprio nido d'infanzia comunale o accreditato; il centro bambino-genitori (servizi educativi per l'accoglienza dei bambini fino a tre anni, insieme ai genitori o adulti); il centro bambine-bambini (servizi educativi fino a tre anni di età, privi del servizio mensa); le sezioni primavera (servizi socio-educativi per bambini di età compresa tra i 24 e i 36 mesi) e tutte le scuole d'infanzia comunali e statali. La guida disponibile in 8mila copie è reperibile negli uffici comunali del Matitone o nelle strutture scolastiche. L'assessore è poi tornato sull'argomento del caro mense a Genova, città che vanta il triste primato di avere le tariffe massime più alte: pari a 6,50, esenzioni escluse. «È vero - ha ammesso - la compartecipazione è alta, in assoluto la più alta. Ma attenzione, non è possibile fare delle comparazioni con altre città, perché la nostra scelta di fondo è stata quella di garantire i redditi medio-bassi e le famiglie numerose. A Genova uno su quattro non paga la ristorazione scolastica: il 25 per cento non hanno alcun livello di contribuzione, perché esenti. Cosa che non accade invece in altre città, dove comunque una quota minima si paga sempre. Inoltre noi (anche Firenze) applichiamo la tariffazione a pasto consumato, quindi se un bimbo a scuola non ci va, non paga, mentre Milano e Torino applicano tariffe annuali o mensili». Altro tasto dolente per l'assessore è l'evasione fiscale : «Continueremo a essere molto attenti, spero si implementi la collaborazione con Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Entrate per controlli incrociati». E i bambini rom?: «Tutti i bambini segnalati dai servizi sociali, tra i quali ci sono molti piccoli che vivono nei campi rom, hanno diritto all'esenzione del pagamento dei buoni pasto»: lo dice Veardo, lo specifica la delibera comunale n.14 del 19/02/2009.

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