Mille persone bloccate in stazione a Vasto, autostrada chiusa tra Vasto e Termoli e chilometri di coda lungo la dorsale adriatica. Il Molise si ferma, mezza Puglia rimane isolata e sembra ci vogliano mesi per ripristinare la circolazione. Colpa della frana di Petacciato, che ha spaccato in due l'asfalto e che sembra essersi risvegliata.
Negli ultimi cent'anni è accaduto più volte, l'ultima nel 2015: in quell'occasione fu necessario abbattere una decina di case. L'allora vicesindaco, Alberto Di Vito, ricordò che si tratta di una delle frane più grandi d'Europa, con un «cucchiaio di scivolamento di alcuni chilometri, dal paese fin dentro il mare, comprendendo anche la spiaggia». Un fenomeno naturale - spiegano i geologi - difficilmente contrastabile e che si risveglia in caso di piogge molto abbondanti, come accaduto nei giorni scorsi.
Si ha notizia di smottamenti almeno dal 1916. «Su questa frana non si può fare nulla. Bisogna conviverci» dichiararono undici anni fa i geologi della Regione Molise dopo aver effettuato un monitoraggio del fronte franoso. Idem per infrastrutture come il ponte sul fiume Trigno, crollato trascinando in acqua l'auto di un 53enne, tuttora disperso. Anche in quel caso la colpa non è imputabile alle opere o alla mancata manutenzione ma - come ricorda Domenico Angelone, presidente dei geologi molisani - «oggi le infrastrutture, anche quelle tecnicamente perfette, non sono adeguate ai nuovi regimi di piovosità e quindi questo è l'effetto più importante dei cambiamenti climatici, improvvisi e violenti».
Sul crollo del ponte, la procura di Larino ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti. Non c'è l'iscrizione di alcun indagato. Il ponte è stato progettato e realizzato circa 50 anni fa dall'Anas e a gennaio aveva subito una regolare manutenzione con la revisione dei giunti. Ma l'ondata di piena del fiume Trigno è stata talmente imponente e violenta da farlo crollare.
«Non ce lo aspettavamo - ha detto il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, dopo il sopralluogo a Petacciato - a breve sarebbero dovuti partire i lavori di sistemazione della frana, ma ora bisogna ripensare un po' a tutto perché si sono creati cedimenti strutturali sia sull'autostrada A14 sia sulla tratta ferroviaria».
«Purtroppo questo evento era prevedibile - ha detto il sindaco di sindaco di Petacciato, Antonio Di Pardo - Io la chiamo la bestia perché è pericolosissima, ora siamo in una situazione gravissima».
Il comitato direttivo Upi (che rappresenta le province di Abruzzo, Molise e Puglia) chiede «interventi di straordinaria urgenza per ripristinare nel più breve tempo possibile i collegamenti interrotti, provvedendo anche con strutture temporanee in sostituzione dei ponti crollati».
Tra le priorità
segnalate per poter tornare alla normalità e risportare sicurezza, il crollo di ponti e il persistere di situazioni franose che hanno obbligato alla chiusura di tratti di strade provinciali isolando completamente intere frazioni.