Meyer è già sul «pezzo»: Scala al top nel mondo

Il manager in servizio il 16 dicembre al posto di Pereira. Sintonia con il direttore musicale

Cambio di guardia alla Scala. Il 15 dicembre esce di scena il sovrintendente Alexander Pereira ed entra in campo il successore Dominique Meyer: fino a marzo sovrintendente designato, e poi a tutti gli effetti. Ultima precisazione. Fino a giugno 2020 avrà un doppio incarico operando sia nell'asburgica Milano sia nell'ancor più asburgica Vienna, all'Opera di Stato. A dire il vero, è da settembre che frequenta l'ufficio milanese, tra l'altro a pochi metri da quello del collega Pereira. In sintesi: è già sul pezzo.

Classe 1955, alsaziano, ha studiato economia. Dopo incarichi in vari ministeri e università francesi, 30 anni fa decise di dedicarsi al management dei teatri d'opera e balletto: prima a Losanna, poi a Parigi (Théâtre des Champs-Elysées) e dal 2010 Vienna.

La stagione scaligera al via quest'oggi e quella del 2020-2021 sono state messe a punto da Pereira. Sulle programmazioni future, Meyer non si sbilancia perché prima intende esplorare la macchina scaligera, conoscere la squadra, il pubblico e la città. Ma una cosa è certa: «La Scala deve essere il teatro di riferimento dell'opera italiana nel mondo». Obiettivo che lo vede allineato con il direttore musicale Riccardo Chailly. Il 30 settembre, Chailly e Meyer si sono incontrati per la prima volta per discutere progetti scaligeri, sono seguiti vari contatti, mai un intoppo. «Con Meyer fino ad ora c'è stata molta reciprocità. Sembra che tutto stia andando molto bene» dice Chailly. Così come Meyer ha dichiarato che vorrebbe che il contratto di Chailly proseguisse oltre il 2022.

Noto per essere un talent scout, Meyer ricorda che «in Italia sono stato nella giuria di almeno 50 concorsi di canto, spesso come presidente». Per questo dovrebbe essere attento all'Accademia della Scala, bottega d'arte riportata alla ribalta da Pereira dopo il buio della sovrintendenza precedente. Sulla programmazione generale, come si diceva, Meyer prende tempo, sta osservando. Rimane il nodo cruciale dei finanziamenti di un teatro dove solo un terzo del bilancio deriva da contributi pubblici, il resto è botteghino e sponsor. Meyer arriva dopo un sovrintendente che in tal senso è stato una macchina da guerra, mai la Scala aveva visto tale bagno di denaro privato. Meyer non è comunque nuovo al fund raising, già lo sperimentò in epoca parigina, mentre a Vienna vede e provvede lo Stato. «So che alla Scala sarà una parte importante del mio ruolo - dice -. Lo farò volentieri e con energia».