La prima magia è già stata fatta: il Festival della Magia, creazione dell'attore, comico e illusionista Raul Cremona è in scena al Teatro Manzoni fino a martedì per la sua 8a edizione. Il secondo tocco di bacchetta è che, in tutti questi anni, questo show ha registrato sempre sold out (40mila gli spettatori raccolti fino ad oggi) in un periodo in cui tanti milanesi scappano in vacanza. Il celebre cabarettista milanese, amatissimo dal grande pubblico per le sue apparizioni in tv in programmi come "Mai Dire Gol" e "Zelig", nei panni di personaggi irresistibili come il Mago Oronzo, Silvano il Mago di Milano e il maschilista Omen, ogni stagione cala i suoi assi nella manica, fuoriclasse dell'illusionismo provenienti da tutto il mondo pronti a dirgli sempre e solo sì.
Ma come fa Raul?
"Per diversi motivi, il primo dei quali è che da quarant'anni noi del Clam, il Club d'Arte Magica di Milano, giriamo l'Europa nei vari festival, tessendo rapporti che poi danno i loro frutti. Il secondo motivo è economico: questi artisti, seppur vere e proprie star, hanno numeri di dieci minuti al massimo, partecipano a festival e spettacoli assortiti, dunque non chiedono cachet stellari. Il più è pagar loro la trasferta. E poi ci sarebbe un terzo motivo".
Ce lo dice?
"I maghi sono meno competitivi dei comici, sono più abituati a fare squadra".
Ci racconti un po' il cast di quest'anno.
"Posso citare il francese Florian Sainvet alias il Robot Umano, campione del mondo di manipolazione nel 2018 e proveniente dal Cirque du Soleil, o la sua giovane connazionale Léa Kyle, trasformista conosciuta in tutto il mondo. Da Cuba viene Ernesto Planas Roldan, conosciuto da tutti come il Signore degli Ombrelli. Molto originale è Adrien Kill da Oxford, un bar tender acrobatico che unisce giocoleria e magia. Un altro francese è Jérôme Murat, che con la sua statua vivente ha vinto la bacchetta magica d'oro Golden Wand al Montecarlo Magic Stars. Infine gli italiani Andrew O'Ryon e Valentina, illusionisti vincitori del campionato italiano di magia nel 2018".
In Italia la magia non è così popolare come nel mondo anglosassone, come mai?
"All'estero il varietà è ancora ben vivo, a differenza che da noi. A Londra maghi e mentalisti fanno il pienone. C'è poi la legislazione di casa nostra: qui è quasi impossibile usare il fuoco in teatro. Al Fringe Festival di Edimburgo ho visto numeri di questo tipo perfino nelle cantine".
Mago e comico: da dove nacque la sua ricetta?
"A un certo punto compresi che per tenere il pubblico attento si doveva creare una storia, preferibilmente una storia divertente".
L'esordio fu al mitico Derby, dice la storia.
"Erano i tempi in cui al Derby si esibivano Aldo e Giovanni senza Giacomo, Paolo Rossi e Enzo Iacchetti. La signora Angela, vedova del patron Gianni Bongiovanni, non voleva che mi esibissi: diceva che dopo due numeri avevo rotto. Io insistevo. Quando mi fece salire sul palco ottenni una settimana di fila. Poi Francesco Salvi mi portò al Ca' Bianca".
Magia e comicità: la fisicità è il suo elemento fondamentale.
"Non a caso il mio idolo comico è Jerry Lewis. Oggi gli stand up comedian parlano e parlano, ma la comicità storica era molto fisica, basti pensare al nostro Walter Chiari".
Qual è il numero di magia più difficile?
"Impossibile
rispondere, ogni mago ha la sua idea, e poi la magia è un corpo in continua evoluzione. Se ne devo dire una, per quest'anno, è riuscire a far vincere alla mia Inter gli scontri diretti con le rivali. Li sta buttando tutti via".