Trentesimo compleanno celebrato con classe, questo di miart, la fiera internazionale d'arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi (a fine mandato: ancora incerto il nome del successore) che da domani e fino a domenica occupa la South Wing di Allianz MiCo. New direction: miart, but different il titolo dell'edizione 2026, ispirata alla musica di John Coltrane e al jazz come arte dell'improvvisazione: segna felicemente, anche nella nuova sede, un cambio di passo in un momento complesso per il mercato dell'arte, che risente delle crisi internazionali. Sono 160 le gallerie ospitate, da 24 Paesi: un 10% in meno rispetto a quelle dell'anno scorso, ma non è un male. La fiera appare più raccolta e curata, così suddivisa in tre sezioni, una per piano (Emergent, Established, Established Anthology). Qui si viene per vedere oltre un secolo di storia dell'arte, dai capolavori del primo Novecento (c'è un disegno dei De Chirico sui Bagni Misteriosi alla Galleria d'Arte Maggiore che è una vera chicca) alle ricerche recenti: possiamo dire, tra gli italiani, i lavori di Jacopo Benassi, presentati sia dalla svizzera Mai36 Gallerie che da Minini, tra i più convincenti insieme a quelli di Roberto Pinto. Poco meno di una trentina le gallerie emergenti, all'ingresso, ma conviene prendere subito le scale mobili e andare al secondo piano dove una ventina di gallerie in stand interessanti connessioni legate al tema del tempo. La sezione è la vera perla di questa edizione: da non perdere l'allestimento di Apalazzo Gallery che accosta opere di Francesco Vezzoli e Sonia Boye, le opere di Alicja Kwade da Galleria Continua, mentre nella galleria berlinese Chert Lüdde l'italo-tunisina Monia Ben Hamouda si prende meritatamente la scena. La francese Galerie Lelong presenta un raffinato stand tutto al femminile con opere di Kiki Smith che lasciano il segno. Colpisce poi per gusto l'accostamento, alla Galleria d'Arte Maggiore, tra i lavori di Giosetta Fiorini e quelli di Massimo Campigli e, da Tornabuoni, è museale la messa in scena con Lucio Fontana e Alighiero Boetti. Nonostante qualche incertezza logistica dovuta alla distribuzione su più piani, miart, complici anche gli affacci e le terrazze, è molto godibile. Obbligatorio fermarsi al piano 0 dove, oltre al progetto "Movements" dedicato all'immagine in movimento, si trovano le gallerie di riferimento per il nostro mercato (Massimo De Carlo, Lia Rumma, Poggiali e, dall'estero, Buchholz, Sadie Coles HQ e Corvi-Mora).
Nella lounge di Ruinart ci si può concedere una pausa con bollicine e ammirare l'affascinante progetto sviluppato dall'artista giapponese Tadashi Kawamata per la maison di champagne, mentre il Gruppo Intesa Sanpaolo, main partner di miart, presenta un progetto espositivo dedicato a Robert Ryman e Mario Schifano che ha una ideale prosecuzione alle Gallerie d'Italia, dove nel caveau, aperto al pubblico in questi giorni si può ammirare una selezione di opere di Ryman e Schifano.