È vero che noi il servizio di leva l'abbiamo prestato nei Carabinieri, e non nelle Penne Nere, ma abbiamo sempre pensato che gli Alpini incarnassero parole nobili, come Storia, abnegazione, sacrificio, solidarietà. E invece scopriamo che ne nascondono di riprovevoli, come pericolo, vergogna, sessismo, patriarcato.
Eh sì, perché è successo che a Genova, dove a giorni si festeggerà il raduno nazionale degli Alpini, dopo che una esponente di Verdi&Sinistra l'aveva già bollato come "pagliacciata", l'altro giorno un gruppo di femministe, preparandosi al peggio, ha distribuito sui social un volantino con i "Consigli per affrontare i disagi" (leggi: "molestie"). Slogan: "Adda Passà 'a adunata!". E il Piave mormorò (Adda-Piave... è un calembour).
Comunque. Ecco il vademecum per difendersi dall'uomo-delle-nevi ebbro e infoiato. "Porta con te un fischietto". "Scarica l'app del Centro anti violenza" (non si sa mai). "Segnala il tuo disagio nel forum", con tanto di QR Code.
Ora. Vero: ogni comportamento inappropriato dev'essere affrontato con decisione e senza minimizzare. Ma fare degli Alpini, tout court, un esercito di molestatori è - a parti invertite - molto sessista.
Per il resto, tutto ciò ci fa pensare due cose.
La prima - e non vogliamo generalizzare anche noi - è che sei-sette femmine, da sole, in libera uscita, per una sera di festa, sanno essere più sboccate, volgari e incontrollabili di un plotone di alpini. La seconda è che a certe femministe - ma forse sbagliamo - avrebbe fatto bene un anno di militare.