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Le Monde, la sinfonia del Pinot Bianco

L’azienda friulana di Alex Maccan lavora sui monovitigni e trova nell’uva bianca locale la sua massima espressione, che produce un vino seducente e in pieno equilibrio tra struttura e freschezza: non a caso ha ottenuto per dieci anni consecutivi i tre bicchieri del Gambero Rosso. La filosofia produttiva? Lavorare più sulla precisione che sulla forzatura, lasciando che sia la natura a fare (quasi) tutto

Le Monde, la sinfonia del Pinot Bianco
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Nel Friuli occidentale, tra Livenza e Meduna, Le Monde ha scelto una strada lineare: lavorare sulla precisione più che sull’effetto, lasciando al terroir il compito di fare la differenza.

La storia della tenuta affonda nel Settecento, quando apparteneva ai Giustinian e, con ogni probabilità, ai Brandolini, che ne hanno lasciato un segno visivo ancora evidente nel rosso dell’edificio principale. Ma la traiettoria recente comincia nel 2008, quando Alex Maccan acquisisce la proprietà dopo anni passati a osservarla quasi quotidianamente. Da lì prende forma un progetto che evita scorciatoie: investimenti, riorganizzazione, ampliamento e una ridefinizione netta dell’identità produttiva.

Le Monde 2

Oggi Le Monde conta 120 ettari vitati distribuiti in sei blocchi entro un raggio di 12 chilometri. Il dato, più che quantitativo, è funzionale a un’idea: lavorare sui monovitigni come strumento di lettura del territorio. Accanto agli autoctoni – Refosco, Ribolla, Friulano – trovano spazio varietà internazionali come Cabernet Franc, Chardonnay, Merlot e, appunto, Pinot Bianco. Non una concessione al mercato, ma una scelta coerente con un suolo ricco di calcare attivo, capace di imprimere tensione e struttura soprattutto ai bianchi.

La conduzione agronomica segue un’impostazione dichiaratamente lenta e stagionale, con concimazioni organiche e attenzione alle dinamiche naturali. Dal 2015 l’azienda è certificata SQNPI, un passaggio che fotografa più che rivoluzionare un metodo già impostato su criteri di sostenibilità. In cantina, il principio è altrettanto chiaro: separare per comprendere. Ogni parcella viene vinificata a sé, mantenuta distinta fino alla primavera e solo dopo sottoposta ad assemblaggio. Una gestione che consente di selezionare con precisione i lotti e, allo stesso tempo, di ridurre l’intervento correttivo.

L’enologo Giovanni Ruzzene lavora su un equilibrio fatto di controllo e attesa. I vini maturano almeno sei mesi sui lieviti, guadagnando struttura e profondità. Una quota limitata, intorno al 6%, passa in legno: botti Garbellotto e barrique francesi, utilizzate con un approccio non invasivo. Il vino più rappresentativo, che ho avuto modo di assaggiare all’ultimo Vinitaly, è il Pinot Bianco, capace di ottenere per dieci anni consecutivi i Tre Bicchieri del Gambero Rosso, trasformandosi nel biglietto da visita internazionale dell’azienda. Un vino che nasce da una macerazione a freddo pre-fermentativa di 24-36 ore, seguita da una pressatura soffice e da una fermentazione a temperatura controllata. Il vino affina poi sulle fecce fini per diversi mesi, sviluppando una complessità avvolgente. Un naso coinvolgente e armonioso, con note di frutta bianca matura e spezie esotiche e in bocca caldo e avvolgente, in perfetto bilanciamento tra struttura e freschezza.

Tra gli altri vini da notare il Pinot Nero Rosé Brut che presidia il segmento delle bollicine, lo Chardonnay Pratum, il Refosco dal peduncolo Rosso Inaco e il Cabernet Franc, tutti che lavorano su un registro territoriale senza forzature.

Le Monde ha accresciuto con gli anni la produzione da 50mila a 750mila bottiglie anche grazie a un aggiornamento tecnologico continuo: controllo remoto delle temperature, impianto fotovoltaico che copre gran parte del fabbisogno energetico, una barricaia interrata progettata per stabilità e funzionalità più che per scenografia.

Sul fronte dell’ospitalità, Le Monde ha scelto un’impostazione sobria: visite su prenotazione, percorsi di degustazione essenziali e una sala firmata da Alessandro Isola che traduce in architettura lo stesso principio adottato in vigna, quello dell’equilibrio tra elementi. Non un centro esperienziale ridondante, ma uno spazio coerente con il resto.

Il prossimo passo è già in costruzione: una nuova struttura da 4mila metri quadrati

con wine bar e farm shop, prevista per questo anno. Un’estensione naturale dell’azienda più che un cambio di direzione, pensata per rafforzare il legame con il territorio e aprire a una dimensione di condivisione più ampia.

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