Milano, il Teatro alla Scala in profondo rosso La soluzione? Pisapia chiede soldi ai milanesi

Debutto amaro nel cda: il Comune e la Provincia non sono in grado di versare la propria quota.
Nel bilancio 2011 mancano 7 milioni. Appello del sindaco: "Chi può
aiuti". Adesso è caccia ai nuovi soci

La Scala in balia del mercato immobiliare e del buon cuore dei milanesi. Nel primo cda dell’era Pisapia - ieri mattina il neo sindaco ha fatto il debutto da presidente della Fondazione («fiero, orgoglioso, ma anche emozionato») - i soci seduti al tavolo hanno dovuto tutti ammettere che «sono finiti i tempi delle vacche grasse», anche per il tempio della lirica. Comune e Provincia avevano già lanciato segnali d’allarme nei giorni scorsi e hanno ufficialmente dichiarato che non sono in grado di mantenere gli impegni. La Scala vede «rosso», sette milioni per l’esattezza sui 108 messi nel bilancio 2011, e già si guarda con preoccupazione al 2012 nonostante l’ingresso dal prossimo primo gennaio di Tod’s. Il presidente della Provincia Guido Podestà ha comunicato che il versamento della quota di 2,9 milioni dipende dalla vendita di un palazzo di proprietà dell’ente in corso di Porta Vittoria 27, proprio di fronte al tribunale. Oltre 9mila metri quadri per un valore a base d’asta di 55 milioni, e già per due volte è andata deserta. «Stiamo verificando - ha spiegato Podestà - se l’interesse dichiarato da un privato», si parla del principe Borromeo, «può arrivare a un valore considerato congruo dall’Agenzia delle entrate e dal Consiglio provinciale». E Pisapia nell’esordio al cda, come aveva anticipato venerdì scorso in un incontro con il sovrintendente Stephane Lissner a Palazzo Marino, non è in grado di versare i tre milioni di euro promessi come contributo straordinaria dall’ex sindaco Letizia Moratti poco prima della fine del mandato. «Un impegno verbalizzato, ma non i fondi non erano previsti nel bilancio comunale - ha riferito - mi sono scusato e ho garantito che faremo di tutto per dare un segnale forte trovando delle risorse, ma per avere un’idea più precisa dobbiamo aspettare dopo il 30 settembre quando sarà approvata la delibera di salvaguardia del bilancio». Per arrivare al buco di sette milioni, vanno aggiunti 1,3 milioni previsti come sponsorizzazioni o anticipi di contributo che invece mancano all’appello. Si batterà la strada dei tagli, la parola d’ordine è contenimento dei costi. E Pisapia arriva a fare un richiamo al buon cuore dei milanesi, «ci siamo posti tutti il problema di fare un appello alla città, alle forze vive, a chi ha le possibilità economiche di dare un sostegno alla Scala. Ogni aiuto piccolo o grande può dare risposte al tempio della lirica che non può fare sicuramente brutte figure nell’Italia e nel mondo. La Scala è anche un luogo di attrazione di tante intelligenze e tante persone dall’estero a Milano».
In tempi di vacche magre, appunto, nel cda si è parlato anche dell’ipotesi di allargare il tavolo. L’ingresso di nuovi soci nella Fondazione «è sicuramente una via su cui bisogna riflettere e che si può percorrere - afferma il sindaco . anche se dobbiamo ragionare perchè la Scala deve rimanere un’eccellenza dal punto di vista culturale». Uscito al fianco dell’ad dell’Eni Paolo Scaroni che da tempo non partecipava alle sedute, Pisapia ha ringraziato cda e revisori dei conti per il lavoro fatto in questi anni «che ha permesso di portare oltre la quota di trecento il numero delle serate».
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