Con 40 ricoveri al giorno tra una settimana terapie intensive piene

Quasi 900 letti occupati su 1258 in Regione. L'ospedale di Monza chiede aiuto ai militari

L'area del Nord Milano sull'orlo del collasso. Se ieri nel Milanese si contavano 2.356 nuovi contagi, di cui 902 in città, a Varese erano 1.830, 1.02 a Como e 894 nella provincia di Monza e Brianza. Ed è la seconda volta nel giro di una settimana che l'Asst di Monza, che si trova ad essere l'epicentro della seconda ondata, lancia un grido disperato di allarme. Tanto che ieri ha chiesto l'aiuto delle forze armate per fronteggiare l'emergenza, «valutando» la possibilità insieme alla Regione Lombardia. Un appello necessario perchè «l'equilibrio operativo della struttura rimane problematico», come spiegano dall'Asst. Al momento sono 504 i pazienti ricoverati, di cui 381 al San Gerardo (37 in terapia intensiva) e 123 a Desio (11 in terapia intensiva). Secondo quanto appreso, il piccolo contingente medico-militare, chiesto per supportare gli ospedali brianzoli, potrebbe essere formato da una decina di medici e da una ventina di infermieri che dovrebbero operare in una sorta di ospedale da campo, da 60 posti, allestito con dei container riscaldati per ospitare i pazienti in osservazione del pronto soccorso in attesa di ricovero.

Per quanto riguarda i contagi sono 8.448 i nuovi positivi ovvero il 22 per cento dei 38.283 tamponi effettuati, aumentano di 40 unità i ricoveri in terapia intensiva che arrivano a quota 894, così si registrano 250 nuovi pazienti negli altri reparti ospedalieri che portano a 8.151 i posti letto occupati in tutta la regione. 202 i decessi.

Ecco allora che se «i posti letto per le cure intensive hanno ancora un margine di crescita, se i ricoveri continuano a salire al ritmo di 30/40 al giorno tra circa una decina di giorni si arriverà alla saturazione delle terapie intensive regionali - spiega l'assessore al Welfare Giulio Gallera - gli ospedali del Nord Milano e delle aree critiche ora sono in grado di gestire solo le urgenze». Anche se dall'assessorato al Welfare non è stata data indicazione di chiudere le attività ambulatoriali, progressivamente vengono sospese le prestazioni nei presidi che hanno necessità di reperire personale.

«Ma c'è un segnale positivo - continua l'assessore- che ci lascia ben sperare, sembra che la curva dei contagi stia comunque rallentando. Il dato stabilizzato lo potremo vedere solo tra una settimana circa, a quel punto ci saranno le condizioni per poter chiedere il passaggio della Lombardia in zona arancione. È necessario infatti contemperare le esigenze sanitarie con quelle economiche, e bisogna anche premiare chi ha fatto degli sforzi adeguando le sue attività. Certo, ogni apertura va gestita in maniera intelligente e soprattutto con grandissimo senso di responsabilità delle singole persone». «Come al solito faccio un atto di fede quando gli epidemiologi dicono che aumenta senza accelerare e quindi bisogna essere contenti - attacca Andrea Artoni, medico del Policlinico -. Forse non ci si rende conto di cosa vuol dire in termini di risorse impegnate + 80 letti in terapia intensiva in un solo giorno, quante decine di rianimatori e infermieri dedicati devi spostare dal non Covid al Covid».

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